Elezioni Provincia Bat, Damiani: «Negare il voto ai cittadini è vera riforma?»

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“Se non ci fossero in gioco valori fondanti della nostra democrazia, come il diritto di eleggere i propri rappresentanti a livello locale, potrei persino ritenermi soddisfatto di quanto sta accadendo negli ultimi giorni: purtroppo non riesco ad esultare per una vittoria di Pirro dal costo così alto. Da quando, infatti, è stata fissata la data per l’elezione del prossimo Presidente e dei Consiglieri provinciali, l’attenzione dell’opinione pubblica (ma anche di tanti politici che finora avevano preferito nascondere la testa sotto la sabbia sull’argomento) è tornata a concentrarsi sulla riforma delle Province, definita dai suoi fautori “abolizione”.

Per scoprire cosa? Che le Province esistono ancora, altroché…Un moto generale di disappunto si sta sollevando soltanto adesso, nonostante le nostre reiterate denunce del misfatto risalenti nel tempo, alla notizia che i rappresentanti del nostro territorio non saranno più eletti a suffragio universale, ma scelti da consiglieri comunali e sindaci tra i medesimi consiglieri e primi cittadini.

E’ l’effetto della “democrazia in scala ridotta” che tanti consensi e applausi aveva suscitato in Parlamento al momento della sua introduzione con la riforma delle Province, ad aprile scorso. Tempo addietro, quando noi amministratori locali del centrodestra iniziammo a mettere in guardia i cittadini contro questa riforma che nulla di positivo avrebbe prodotto nell’assetto istituzionale, fummo tacciati di difesa corporativa, in quanto appartenenti alla famigerata “casta” politica che vedeva sfumare appetibili poltrone.

Soltanto adesso inizia a diradarsi il fumo negli occhi gettato dal legislatore e i cittadini riescono a vedere che quelle poltrone sono ancora là, per cui si interrogano sui reali benefici che ne deriveranno. Benefici concreti, va detto chiaramente, non ci saranno: premesso che il costo complessivo di tutte le Province incide sul bilancio statale solo per l’1,5%, l’apparato burocratico, con la relativa spesa, resterà intatto (personale, sedi, locazione degli edifici scolastici, mutui contratti); altrettanto vale per le imposte come la RC auto, la IPT, la Cosap. 

Per non parlare della farraginosa nuova modalità di reclutamento dei componenti i vari organi, caratterizzata da pesi ponderati in base al numero di abitanti dei vari comuni: pensiamo infatti alle Province con decine e decine di comuni e all’ingovernabilità certa che ne deriverà. Risultato: nessun tagli dei costi ma azzeramento del diritto degli elettori a scegliere chi gestirà il proprio territorio e le relative risorse finanziarie. Qualcuno ha ancora il coraggio di applaudire alla riforma?”.

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