Barletta, la Disfida non convince. Nino Vinella: «Maltrattata, la peggiore degli ultimi 50 anni»

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Un’edizione di basso profilo, non all’altezza delle aspettative: questo il commento più ascoltato mescolandosi tra la folla che assisteva allo spettacolo. A gridare al vero e proprio scandalo, con la veemenza che gli è propria, è il giornalista Nino Vinella, cultore della storia cittadina e legato da un particolare legame affettivo alla Disfida, essendo suo padre Biagio, noto pittore, l’autore del primo logo ufficiale del certame negli anni ’60.

“In attesa di leggere all’albo pretorio del comune il dettagliato e puntuale riepilogo delle spese sostenute (voce per voce) con i 70.000 euro assegnati dalla giunta, espongo la mia personale protesta contro l’edizione 2014 della cosiddetta Disfida di Barletta.

Mettiamo subito in chiaro la cosa principale: l’avvenimento del 1503 è talmente importante da essere divenuto il marchio nazionale, europeo e mondiale con il quale, dai tempi del sindaco Salerno, Barletta è riconosciuta in tutti gli atti ufficiali e protocollari come Città della Disfida.

Non si scherza. Era il più alto riconoscimento che la Cittadinanza, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, attribuiva alla pagina più gloriosa della propria Storia patria: pagina sofferta, insanguinata dai tanti che per la Nazione avevano dedicato perfino la propria vita in drammatici eventi bellici. Pagina che dava estasi e tormento in pari tempo, gioie e dolori all’Italianità in quanto tale: concetto di esistenza, idea simbolica e materiale di appartenenza, utopia e realtà di affermare “sono Barlettano”…

Ora che abbiamo perfino un assessorato all’identità culturale (purtroppo), che ne abbiamo fatto della Disfida? Una grezza paccottiglia di scalcinate figuranti e figurine, una pratica amministrativa da sbrigare nella Notte bianca e le fantomatiche Giornate europee del patrimonio (ma glielo avete fatto sapere a Renzi che guida l’Italia nel semestre di governo in Europa?), una insulsa melassa di cose già viste e riviste senza un minimo guizzo di intelligenza creativa, schiacciata fra la necessità di pagare una cambiale politica (a chissà chi) ed una festa di partito, e che partito…

Da cittadino indignato, da elettore votante munito dei suoi diritti civili, potrebbe anche bastare tutto quanto premesso. Ma ci aggiungo che, da contribuente arrabbiato, mi verrebbe da esclamare: vigliacchi traditori, ridateci indietro i soldi della tasse prossime venture! A che servono gli aumenti se tutto finisce là?

Avete capito bene, barlettani carissimi. Quando tentano di farmi fesso da Palazzo di città, perdo le staffe. Il connubio familistico e consociativo fra attori politici della scena comunale e certe “competenti” dirigenze ormai non mi spaventa più di tanto. Le carte bollate si vendono al tabacchino… Può accaderci di peggio, e chi li ferma in questa famelica marcia del potere nel sottobosco di incontrollabili determine a gogò?

Intanto, a mezzo della libera stampa, affermo a questo punto che solo una class action popolare può salvare il salvabile, e mettere la parola fine a questa occupazione del Comune da parte di chi, autocompiacendosi della propria furbetta impunità, ci ha rifilato la peggiore Disfida mai vista da cinquant’anni a questa parte col trucchetto del ripescaggio dai progetti esaminati in quella Commissione…

Sul Tg 1 mandato all’una di notte, il sindaco Cascella plaude alla riscoperta vena del volontariato, quelle associazioni coalizzatesi senza null’altro pretendere che dare una mano alla fallimentare messinscena: e ci sono riuscite perfettamente! Senza le associazioni, la Disfida sarebbe stata ancora peggio.

Caro Sindaco, amico e collega giornalista Pasquale Cascella sai che ti dico? Noi Barlettani siamo pronti a raccogliere la tua sfida, pronti a riappropriarci della Disfida, tornando alle origini di chi ne ebbe l’idea, ricostituendo quel glorioso Comitato promotore che, mezzo secolo fa, nel 1965 ebbe il coraggio e l’onere di inventare la Rievocazione facendo debiti e pagando cambiali, quelle vere…

Vogliamo strappare la Disfida di Barletta e la città stessa alle voglie speculatrici consumistiche. Vogliamo restituire la dignità vera, la nostra, alla massima testimonianza della barlettanità ovunque e dovunque.

Non siamo eroi come Fieramosca. Ci basta essere cittadini responsabili, con la nostra brava carta dell’identità culturale e soprattutto la cartella delle tasse in regola”.

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