A Barletta fratellini collocati in casa famiglia fuori città. Pax Christi: «I bimbi pagano per colpe non commesse»

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“Tutto il lavoro disinteressato e gratuito di mesi, se non anni, per inserirli in un contesto scolastico e sociale protetto è stato vanificato”, denunciano i referenti di Pax Christi. “Come fossero pacchi postali, questi bambini vengono sballottati da una parte all’altra”. Le conseguenze sul loro fragile equilibrio di bimbi già troppo provati dalle avversità delle vita sarebbero purtroppo già evidenti: “La bambina di 8 anni non si nutre più come è solita fare.I servizi sociali, guarda un po’ che novità, sostengono che la situazione non dipende da loro ma dal tribunale che ha emesso l’ordinanza. Magari il tribunale sosterrà che la decisione non è dipesa da loro ma dalle “segnalazioni” giunte dai servizi sociali”.

Senza voler entrare nel merito di casi complessi, dal punto di vista sia giuridico che umano, Pax Christi attraverso la denuncia di questa situazione intende accendere i riflettori su una realtà in cui “alla fine nessuno è responsabile, ma una cosa è certa: ci sono due bambini che espiano colpe mai commesse. SIA CHIARO. Lungi da noi qualsiasi forma di buonismo. Non contestiamo i provvedimenti in oggetto. Ma le modalità,  COME sono stati presi questi provvedimenti: metodi indegni di un “sistema sociale” appartenente a un paese civile”.
Stando a quanto riferiscono, “la madre di questi bambini – con serietà esemplare – ha riconosciuto gli errori compiuti nel proprio nucleo famigliare ed è ben disposta a proseguire un percorso di riabilitazione. Ciò non toglie che la situazione attuale sia da considerarsi intollerabile. I bambini hanno diritto a frequentare la scuola dove l’hanno sempre frequentata. Sottovalutare questo punto è da scriteriati. Far cambiare continuamente contesto, insegnanti e compagni di banco crea loro difficoltà più di quanto non ne abbiano già. La bambina ha conseguito eccellenti risultati nell’ultimo anno scolastico, il fratello più grande, che quest’anno si appresta a frequentare la prima media, nonostante la dislessia riscontrata, iniziava a dare buoni segnali di miglioramento. Avevamo inserito i bambini in un contesto che garantiva qualità e risultati. A Barletta ciò non è affatto scontato se non si appartiene alle “famiglie giuste””, è l’amara osservazione.
“Sono anni che comunichiamo con i servizi sociali, che li informiamo, che spendiamo il nostro tempo gratuitamente per fornire loro le adeguate conoscenze. Il tempo per compiere azioni che non fossero demolitive c’era tutto. Confrontandoci con chi lavora nell’ambito sociale in contesti più seri abbiamo avuto conferma che la situazione si poteva gestire molto meglio e molto prima che il tribunale emanasse la sua tagliola”. Grande è il rammarico per non aver potuto evitare ulteriori sofferenze ai due fratellini: “Non è possibile dunque che le sorti di questi bambini dipendano da servizi sociali nella quale operatrici precarie cambiano continuamente di ruolo. Dove non c’è continuità assistenziale nè un briciolo di progettazione, dove si naviga a vista! Non è possibile avere in un ambito così delicato una dirigente tuttologa, che passa da un settore all’altro, e non avere al contrario qualcuno qualificato in materia sociale. In un paese normale le scelte si dovrebbero fare in base a progetti e competenze. Non vogliamo entrare in merito alle scelte (politiche?) di Palazzo Città, crediamo tuttavia che qualcosa vada rimessa in discussione. Non esiste che a dover pagare le inefficienze altrui siano proprio due bambini incolpevoli. RIPORTIAMO I BAMBINI A BARLETTA SUBITO!!!”.

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