Sanità Puglia, Mennea (Pd): «Ok assunzioni, ora centrale operativa 118 anche nella Bat»

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Così accoglie il consigliere regionale Ruggiero Mennea lo sblocco del Ministero dell’Economia delle 2563 unità da mettere a concorso tra il 2014 e il 2015, dopo lo strart già dato dalla Gentile all’inizio dell’anno delle procedure per assumere nelle Asl pugliesi circa 1200 unità, tra medici, infermieri e dirigenti amministrativi.

Di queste nuove assunzioni, 274 riguardano la Asl/Bt, ed in particolare sono previsti 5 direttori sanitari, 58 dirigenti medici, 125 tra tecnici ed informatici e 86 operatori socio sanitari. Un risultato insufficiente per il nostro territorio provinciale, visto che il fabbisogno dei soli operatori socio sanitari è di circa 300 unità, per non parlare poi del fatto che per mettere in sicurezza questa provincia sarebbe stato più utile restituire gli oltre 200 posti letto mancanti e mai richiesti da chi aveva il dovere istituzionale di farlo negli anni passati. A questa carenza però, si contrappone il merito di aver raggiunto l’obiettivo del risanamento del proprio bilancio, grazie alle capacità manageriali del direttore generale Giovanni Gorgoni e dei suoi validi collaboratori.

Ora – aggiunge Mennea – va fatto tutto il possibile per dotare le nostra strutture ospedaliere e sanitarie delle attrezzature necessarie e di tutti quegli strumenti che permettano alla nostra comunità di avere una certa autonomia anche nelle situazioni di emergenza. E’ a tal proposito che ho richiesto all’Assessore Pentassuglia – dichiara il consigliere – di dotare la nostra azienda sanitaria locale di una centrale operativa per il servizio 118, peraltro già prevista nella struttura operativa Asl/Bt. E’ inconcepibile – sottolinea il consigliere democratico – che se un cittadino chiama per richiedere soccorso da S. Ferdinando di Puglia debba rispondere la centrale operativa di Foggia e se  chiama un cittadino barlettano risponde l’operatore della centrale di Bari, con tutte le disfunzioni del caso.

Se si vuole dare pari dignità ai territori e ai cittadini occorre che vi sia un servizio equo e razionale per tutti, senza alcuna discriminazione. Se la nuova filosofia della sanità moderna – prosegue Mennea -si richiama al principio della territorialità e della prossimità, allora bisogna soddisfare questa legittima richiesta e nel contempo rafforzare la telemedicina e la medicina “a domicilio”, stringendo un patto d’acciaio con i medici di base e quelli ospedalieri, affinché il diritto alla salute si eserciti materialmente a casa dei pazienti e non si dissolva, invece, nei meandri della burocrazia sanitaria. Dopo tutto, anche su quest’ultimo aspetto, il rapporto funzionale tra il direttore Gorgoni e l’ordine dei medici ha mostrato risultati eccellenti per la tele cardiologia, per la gestione del Cup e per la radiologia domiciliare. Si deve prendere esempio da queste buone pratiche amministrative se si vuole crescere e migliorare concretamente. Se ai cittadini viene chiesto di accettare la chiusura degli ospedali – conclude Mennea – è necessario che gli sia dato in cambio un aumento di servizi sanitari efficienti che tutelino tempestivamente la propria salute, evitando, così, di affollare i pochi ospedali rimasti in vita, spesso gestiti da alcuni operatori in modo politico-elettoralistico”.

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