Cgil Bat, referendum contro l’austerità: raccolta firme in tutti i Comuni

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Le politiche sin ora messe in campo fatte di tagli indiscriminati – spiega il segretario generale della Cgil Bat, Luigi Antonucci – hanno solo raddoppiato la disoccupazione. Non solo, l’assenza di investimenti per il futuro del mondo imprenditoriale e sulle giovani generazioni insieme all’insostenibile aumento della pressione fiscale hanno fatto diminuire la ricchezza nazionale, peggiorato i conti pubblici e fatto chiudere 3 milioni di imprese. Dunque, le politiche di austerità non hanno assolutamente dato risposte alla crisi ma l’hanno solo aggravata. Per queste ragioni invitiamo i cittadini a firmare per i quattro quesiti referendari ed esprimersi così contro l’austerità ed a favore dello sviluppo e del lavoro”.

I quattro referendum hanno per oggetto alcune disposizioni della legge 243 del 2012 che dà attuazione al principio di equilibrio del bilancio pubblico, introdotto nella Costituzione con la legge costituzionale n.1 del 2012. Con i quattro “sì” si intendono abrogare i passaggi della citata norma che impongono vincoli aggiuntivi rispetto alle norme europee ed al Fiscal Compact e, pertanto, potranno aprire la strada ad una rivisitazione complessiva delle politiche macroeconomiche europee.

Quesito 1: Attuando il principio costituzionale dell’equilibrio del bilancio, il Governo ed il Parlamento non potranno stabilire obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea. In particolare, verranno abrogate quelle parti della legge che consentono di andare al di là degli obiettivi di bilancio stabiliti dall’Unione.


Quesito 2: Si abroga la disposizione che prevede l’esatta “corrispondenza” tra il principio costituzionale di bilancio e l’“obiettivo a medio termine” stabilito in Europa. Le normative europee non impongono l’assoluta coincidenza degli obiettivi di bilancio nazionale con l’“obiettivo a medio termine” e prevedono margini di flessibilità che verrebbero ripristinati.

Quesito 3: Si abroga la norma che limita il ricorso all’indebitamento per realizzare operazioni finanziarie ai soli casi eccezionali stabiliti dalla legge, limite che non scaturisce dalla Costituzione né è imposto da impegni europei. Abrogando questo limite, si consentirà al nostro Paese di contrastare gli effetti della crisi con un maggior ventaglio di strumenti.

Quesito 4: L’attivazione obbligatoria e automatica del cosiddetto “meccanismo di correzione” delle politiche di finanza pubblica avverrà soltanto quando previsto dall’Unione europea, non anche quando imposto da trattati internazionali.

Alla campagna referendaria hanno aderito, oltre alla Cgil, anche le seguenti associazioni:

Alleanza Lib-Lab – ARCI – Ars Nazionale – Associazione Giga – Associazione Il Manifesto in rete – Associazione il Socialista di Milano – Circolo Talenti – Comitato Sì alle rinnovabili No al nucleare – FILEF Nazionale – FIEI nazionale – Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale – Fondazione Brodolini – Gruppo sociale di sostegno ai referendum contro il fiscal compact – Il Network per il socialismo europeo – Iniziativa 21 Giugno –  I Viaggiatori in Movimento – Keynes Blog – Federazione Psi di Milano – Pdci – Movimento Nuovitalia – Movimento Popolare di Liberazione – Partito Federalista Europeo – PDCI nazionale – Rete Socialista Socialismo Europeo – Ricostruzione Democratica –Rifondazione Comunista – SEL – UGL Credito – www.economiaepolitica.it.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito: www.referendumstopausterita.it

Solo partecipando a questa campagna possiamo – conclude Antonucci – riprenderci la parola e dire cosa pensiamo della politica economica europea mentre l’Istat diffondendo i dati del Pil registra un calo dello 0,2% nel secondo trimestre del 2014 dopo il -0,1% del primo trimestre. Questi numeri da soli, riportandoci indietro nel tempo di 14 anni e posizionando l’Italia tra i Paesi europei in maggiore sofferenza, sono la dimostrazione del fallimento delle politiche di austerità sino ad ora adottate. Servono riforme, e non quelle istituzionali, investimenti, una nuova politica industriale e soprattutto un progetto concreto per chi il lavoro lo cerca o per chi rischia di perderlo”.

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