Barletta e il mare inquinato. Il geologo Dellisanti: «Soluzioni concrete, non demagogiche»

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“Le recenti note sullo stato di salute del nostro mare stanno facendo crescere la convinzione, specialmente tra le nuove generazioni, che a Barletta non potremo mai avere il mare del Salento, poiché la nostra sabbia è più scura.

Capisco che le nuove generazioni, nate dopo la fine degli anni settanta, non hanno mai potuto constatare quanto in quegli anni, fossero limpide e trasparenti le acque del mare di Levante e quelle di ponente, eccezion fatta per la zona antistante l’ex mattatoio, pur in presenza del fiume Ofanto con una portata di gran lunga superiore a quella attuale.

Tecnicamente, parola di geologo, è possibile ritornare ad avere un mare cristallino con acque pulite, salubri, con fondali solidi e granulari in grado di rappresentare il volano di quello sviluppo di cui tutti auspicano ma che nei fatti nessuno mette in atto, poiché ci si trincera dietro proclami demagogici, anziché effettuare una lungimirante pianificazione territoriale, come è avvenuto per la barriera frangiflutti che completata fermerà l’erosione ma eliminerà l’arenile e con esso lo sviluppo turistico.

Prendiamo il caso, dei divieti di balneazione e del depuratore cittadino, a mio parere, principale responsabile dello stato di degrado in cui versa il nostro mare e causa anche dell’interrimento del porto.

Per anni ci è stato assicurato, basta rivedere i ritagli dei giornali che conservo, che il mare era sicuro e balneabile, le analisi hanno sempre evidenziato assenza d’inquinamento con il depuratore cittadino sempre perfettamente funzionante, tutto era a norma e tutto rientrava nei parametri di legge, nonostante le numerose testimonianze che evidenziavano il degrado. Analogamente a quanto accade oggi con i divieti di balneazione ballerini, istituiti al solo scopo di tutelare l’istituzione e non pregiudicare la stagione.

Fin dal 2009, in un mio saggio di cui ho fatto dono all’attuale Amministrazione, evidenziai come il depuratore cittadino fosse sottodimensionato per gli abitanti della nostra città. Il grido di allarme è rimasto inascoltato fino a quando si viene a scoprire da un giorno all’altro, che la magistratura ha posto sotto sequestro l’impianto. Allora si corre ai ripari, ampliando l’impianto e sbandierando come soluzione per il mare di ponente l’aumento della capacità di depurazione da 89.000 abitanti equivalenti a 120.000 abitanti equivalenti.

È importante, per i non addetti ai lavori, fare alcune semplici considerazioni.

Intanto è opportuno distinguere i termini abitanti equivalenti e abitanti residenti, che in molti accomunano pur essendo concetti diversi tra loro. I primi rappresentano la capacità di produrre inquinamento, i secondi sono invece coloro che inquinano e che a parità di numeri superano i primi. Ad esempio un abitante equivalente che lavora in una industria chimica inquina 50 volte di più di un suo omologo residente. Questo significa che l’ampliamento progettato potrebbe, mediamente, essere compatibile con i circa 92.000 abitanti residenti della città ma che sicuramente non sarà in grado di fronteggiare possibili picchi durante la stagione estiva, anche in considerazione del fatto che attualmente il carico in ingresso è pari a circa 116.000 abitanti equivalenti. Inoltre considerando che l’inizio presumibile dei lavori è fissato ad ottobre, di quest’anno, e la durata degli stessi è di 360 giorni, è facile prevedere come il prossimo anno e forse anche per l’estate del 2016 la situazione, per il nostro mare, non potrà che peggiorare continuando a parlare e scrivere di mare sporco, fondale melmoso, alga tossica, schiuma e … strani “ oggetti galleggianti “, con buona pace dell’economia cittadina e di un turismo che non potrà, stante l’attuale situazione decollare.

A chi mi chiede cosa fare per il nostro mare? Quali proposte formulare?

In passato ho già prospettato diverse soluzioni che pur in presenza di apprezzamenti, che non hanno però trovato alcun riscontro operativo esse possono essere sintetizzate:

– Dichiarazione di area sensibile, lungo l’intero tratto costiero, a servizio della balneazione;

Cambiamento della destinazione d’uso dell’impianto di affinamento delle acque reflue, oggi in uno stato di abbandono dopo non essere mai entrato in esercizio. Anziché utilizzarlo per l’agricoltura, vista la difficoltà nel realizzare tutte le opere accessorie, utilizzarlo da subito per effettuare un trattamento delle acque reflue provenienti dal depuratore. Le acque trattate, con un abbattimento dei composti chimici e dei solidi sospesi, divenute limpide, potranno essere immesse in mare, e se poi si dovessero trovare i fondi per realizzare le opere accessorie da destinare all’agricoltura, ben vengano. Infatti, ammesso che un giorno possa essere utilizzate in agricoltura, durante la stagione invernale quando l’acqua non serve per irrigare, le acque affinate e non utilizzate, dovranno essere sempre recapitate in mare, quindi tanto vale utilizzarlo oggi anziché lasciarlo al saccheggio dei vandali.

Soluzioni che non richiedono interventi stratosferici, ma sono in grado di fornire risposte concrete e non demagogiche”.

 


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