Barletta, critiche al Bilancio 2014: il sindaco replica a Damiani

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“Ci sarebbe da compiacersi per la rapidità – a distanza di un solo giorno dall’approvazione in Giunta – con cui il consigliere Dario Damiani ha pronunciato il suo giudizio sullo schema di bilancio di previsione 2014, se non fosse per l’abuso di luoghi comuni, tipici per altro di una opposizione che si aggrappa ai formalismi anziché impegnarsi nel merito della corposa documentazione a corredo della manovra.

Diventa facile, comoda e – questa sì – ripetitiva una analisi che rifugge dalle condizioni reali in cui le scelte di bilancio intervengono. A Damiani temo sia sfuggito qualche particolare di non poco conto. Innanzitutto, sui tempi del bilancio. Sono stati prorogati al 30 settembre dallo stesso legislatore, con un ulteriore slittamento rispetto alla continua evoluzione di norme che non hanno consentito ai Comuni di avere per tempo certezze di entrate. Basta leggere quanto, a seguito dell’ultima conferenza Stato-città, è stato formalizzato lo scorso 15 luglio – quindi, soltanto due settimane fa – dal Ministero dell’Interno in un proprio comunicato. Testualmente: “Il provvedimento di proroga si è reso necessario poiché sono ancora numerosi i Comuni che non hanno predisposto il bilancio di previsione a causa della perdurante difficoltà di disporre in maniera completa dei dati in ordine alle effettive risorse finanziarie disponibili, per effetto delle seguenti incertezze: le molteplici innovazioni nei criteri del prelievo fiscale immobiliare; la necessità di tener conto delle recenti disposizioni normative introdotte dal decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito in legge 23 giugno 2014, n. 89, che prevedono un ulteriore concorso delle Province e dei Comuni alla riduzione della spesa pubblica ed i cui criteri applicativi saranno noti soltanto a seguito di una procedura di certificazione curata dal Ministero dell’Interno; l’attuale mancata conoscenza delle assegnazioni di diversi ulteriori fondi per oltreun miliardo di euro, attualmente in corso di elaborazione presso il Ministero dell’Economia.”

Ebbene, la Giunta comunale di Barletta – a differenza di altre Amministrazioni, anche vicine alle posizioni politiche di Damiani – è andata avanti confermando la volontà di risanare i conti pubblici e operare con equità.

Bisogna pur riconoscere, a proposito della manovra fiscale che una nuova forma di tassazione – l’Imposta Unica Comunale articolata in 3 componenti –  introdotta dal legislatore implica una valutazione complessiva che non può fermarsi esclusivamente a questa o quella singola agevolazione. Ad esempio, per far fronte ai disagi dei residenti delle  nuove aree urbane della città, si è agito in una duplice direzione a loro favore: oltre a confermare le agevolazioni della TARI (ex TARES e TARSU) per le famiglie che risiedono in zone non servite, prevedendo una riduzione al 60% se la distanza rispetto al punto più vicino di raccolta è tra i 500 metri e i 3.000 metri, la tassa scende al 40% se la distanza è superiore a 3.000 metri. Tale forma di agevolazione si applica su tutto il territorio comunale, compresa la nuova 167, essendo la produzione dei rifiuti il solo presupposto del tributo. Quindi, in termini legislativi, non è possibile esonerare il contribuente da tale adempimento. E’ possibile, invece, in termini regolamentari, prevedere agevolazioni. Come è stato fatto anche per la TASI, il nuovo tributo per i servizi cosiddetti indivisibili, proprio per andare incontro a quella parte di città che sta soffrendo pesanti ritardi nelle opere di urbanizzazione, con la carenza di servizi come la pubblica illuminazione e la manutenzione delle strade: la Giunta ha, infatti, introdotto ulteriori forme di agevolazioni, aggiuntive e non alternative. In questi casi, l’aliquota TASI è scontata del 30%.

Ma davvero si deve richiamare alla memoria di Damiani che la TASI non è un tributo voluto dal Comune, bensì una imposta introdotta dal legislatore a decorrere dal 1° gennaio 2014 e si applica a tutti i contribuenti per recuperare il guazzabuglio dei conti pubblici determinato tre anni fa dal Governo di centrodestra con il balletto sull’IMU? E sia. La scelta proposta al Consiglio Comunale, da un lato garantisce il gettito dell’abrogazione dell’IMU sulle abitazioni principali, motivo per cui non vi è alcun incremento di tassazione; dall’altro, anziché applicare tale nuovo tributo sugli immobili diversi dalle abitazioni principali – che avrebbe colpito anche gli affittuari – si è preferito agire sull’IMU, passando dall’8,6 per mille al 9,6 per mille, considerando che la base imponibile di TASI ed IMU – per disposizioni legislative – è la stessa. In questo caso, l’incremento dell’IMU è sostitutivo della TASI, non aggiuntivo. Ma vi è di più. Sui capannoni ed opifici, così come sui terreni, l’Amministrazione, pur potendo incrementarla, ha preferito lasciare invariata l’aliquota IMU, disapplicando la TASI.

Ma torniamo alla TARI (peraltro comprensiva di un contributo che va direttamente alla Provincia), dove si va ora ad applicare il metodo normalizzato che ha in sé un criterio di progressività. Purtroppo, sulla base del principio di chi inquina paga, le famiglie più numerose producono un maggior quantitativo di rifiuti e, pertanto, sono chiamate a farsi carico in modo rilevante alla copertura dei costi che il legislatore impone dover essere integrale. Ma l’attenzione delle famiglie da parte dell’Amministrazione credo sia dimostrata dalle detrazioni per i figli decise per la TASI. Non solo: nella costruzione delle tariffe TARI, tenendo conto dei parametri ministeriali,  si sono regolamentate forme di riduzioni, e premi per la raccolta differenziata a sostegno del “porta a porta”, che si sa necessitare dei suoi tempi ma che nel medio periodo darà sicuramente risultati non solo in termini di rispetto dell’ambiente, ma anche dal punto di vista prettamente economico e finanziario.

I conti, dunque, dicono l’opposto della strumentale propaganda del Consigliere Damiani: il minor gettito derivante dall’abrogazione dell’IMU sulle abitazioni principali, l’introduzione della TASI e i continui tagli ai trasferimenti dello Stato, avrebbero dovuto tradursi in una manovra di 8,4 milioni di euro. Quella proposta, invece, si ferma a 6,8 milioni, con un evidente riduzione del carico fiscale complessivo sulla città rispetto a quello che si sarebbe potuto applicare. Ma debbo confessare che un “copia e incolla”, in effetti c’è stato. E’ quello degli equilibri finanziari che questa Amministrazione si è data al momento del suo insediamento per smaltire la mole di debiti pregressi, orientare al buon impiego l’avanzo di bilancio e promuovere politiche finalizzate al consolidamento della coesione sociale e della crescita produttiva e occupazionale.

Non un euro in più si chiede ai contribuenti per le responsabilità politiche che questa Amministrazione va ad assumersi nel rispetto delle linee programmatiche: non sono “ordinarie” le scelte con cui si vanno a finanziare opere altrimenti prive di coperture, come le urbanizzazioni nella 167, l’interramento degli elettrodotti, i sottovia ferroviari; non è routinaria l’acquisizione della quota di minoranza della Barsa; non sono piani qualunque quelli per l’assistenza sociale nel momento di pesante crisi che la città sta attraversando. Fatte le doverose precisazioni, vorrei comunque ringraziare il consigliere Damiani per questa occasione di confronto pubblico che mi auguro possa finalmente rimuovere certi artifici e le tante rigidità frapposte in sede istituzionale”.

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