Zone Franche Urbane in Puglia, Unimpresa Bat: «Nessuna riserva di scopo per Andria e Barletta»

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All’evento presenti esperti urbanisti, imprenditori, esponenti del mondo politico ed amministrativo, Associazioni di categoria, come UNIMPRESA- BAT.

Nell’analisi della tematica si è messo in evidenza come sino ad oggi, a distanza di molti anni dalla definizione e dall’avvio del programma Ministeriale di riconoscimento delle Zone Franche Urbane in Italia, non si è fatto praticamente nulla e, difatti, quasi non risulta essere stata avviata alcuna fase di progettualità in quasi nessuno dei comuni interessati. Anche dal punto di vista della programmazione e della dotazione di strumenti regolamentari in materia di commercio o di piani industriali o insediamenti produttivi non si registrano esperienze di rilievo. Per quanto riguarda strumenti già presenti sui territori come i Piani Strategici Territoriali di Area Vasta o le varie Agenzie sparse in Puglia, anche in questo caso non si registrano azioni sinergiche di valore o addirittura risultano essere completamente assenti con il rischio che l’intera operazione Zona Franca Urbana possa addirittura non lasciare traccia e rilevarsi inefficace rispetto alle prospettive e alle necessità di crescita e sviluppo globale. A tal proposito ha relazionato il Presidente di Unimpresa Bat, Savino Montaruli, il quale ha trattato nei dettagli il tema: “Z.F.U. – L’Importanza delle Riserve Finanziarie di Scopo”.

Trattasi di risorse aggiuntive che, in Puglia, sono state previste da vari comuni pugliesi ( Lecce, Molfetta, Santeramo in Colle, Taranto). Invece, nessuna riserva di scopo è stata destinata alle città di Andria e di Barletta. A proposito dei comuni di Andria e di Barletta, cioè le Z.F.U. nella Provincia di Barletta, Andria, Trani, il Presidente di Unimpresa Bat ha analizzato e relazionato sui numerosi mancati interventi ritenuti invece necessari in quanto avrebbero potuto caratterizzare l’utilizzo dei fondi in modo mirato e non a pioggia o peggio ancora con un utilizzo unicamente da parte delle numerose imprese già presenti sul territorio, facendo venir meno il concetto di sviluppo di imprese in rete inserite in contesti particolari. La relazione del Presidente, infine, si è concentrata sugli aspetti legati al finanziamento delle imprese cosiddette “attività non sedentarie” cioè quelle attività esercitate prevalentemente al di fuori di un ufficio o locale aziendale e svolte principalmente, se non esclusivamente, direttamente presso la clientela dell’impresa o in spazi pubblici, come i venditori ambulanti, le imprese di costruzione, gli idraulici e i parrucchieri che svolgono la propria attività prevalentemente presso l’abitazione dei clienti.

Michele Noviello

 

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