Manifesto Patto Val d’Ofanto sottoscritto ad Avellino con le province Bat, Foggia e Potenza

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Parte attiva dell’appello sono gli Amministratori delle quattro Province interessate (Avellino, Barletta – Andria – Trani, Foggia e Potenza), i Sindaci dei comuni ofantini, i Rappresentati delle Università, delle Camere di commercio e dei GAL. Seguirà il coinvolgimento di altri soggetti pubblici e privati impegnati per lo sviluppo del territorio ofantino, per rafforzare il partenariato territoriale e la sua capacità di collaborazione su scala interregionale, così da superare i confini amministrativi che sin qui hanno ostacolato una proficua collaborazione fra i territori ofantini delle tre regioni e fra le stesse istituzioni regionali.

Il Manifesto sottoscritto oggi ad Avellino segue il precedente Manifesto di Melfi di luglio 2009, che ha già prodotto in questi pochi anni tangibili risultati per lo sviluppo dei vari contesti territoriali bagnati dal fiume Ofanto.

«In questa fase, l’obiettivo prioritario dell’iniziativa è quello di proporre il territorio della Val d’Ofanto nella imminente programmazione europea e nazionale 2014-2020, con riferimento ai vari strumenti operativi di sviluppo locale e interregionale previsti dai regolamenti attuativi»  ha dichiarato a margine dell’incontro il Presidente della Provincia di Barletta – Andria – Trani Francesco Ventola.

Questa rinnovata collaborazione consentirà di progettare interventi capaci di guardare allo sviluppo socio-economico dell’intero territorio ofantino da proporre a finanziamento. Il Manifesto pone l’accento, tra l’altro, sul “Contratto di Fiume”, uno strumento giuridico previsto dalla legislazione italiana, che consentirebbe a tutti i 51 Comuni della Val d’Ofanto, ai suoi 420 mila abitanti, alle quattro Province e alle tre Regioni interessate di affrontare la tutela ambientale del fiume, unitariamente.

«Partendo dall’attuale configurazione regionale del Parco dell’Ofanto, ritengo sia necessario ed opportuno puntare su una strategia interregionale che consenta una visione integrata e sostenibile dello sviluppo dell’intera area interessata, con una riqualificazione ambientale e con una idonea promozione turistica dell’Ofanto, un fiume quale risorsa preziosa da salvaguardare in simbiosi con la sua connotazione rurale per la presenza di una imprescindibile realtà agricola di pregio» ha proseguito il Presidente Ventola.

L’impegno sottoscritto già prevede un suo immediato seguito: promuovere una governance interregionale della Val d’Ofanto per implementare proposte adeguate di sviluppo in linea con gli obiettivi e le regole della programmazione 2014-2020.

«Ci siamo ritrovati in tanti – sindaci, amministratori provinciali,rappresentanti di enti e del partenariato pubblico-privato – ad Avellino, nel territorio della sorgente del fiume Ofanto per riprendere il filo di una storia che non deve interrompersi – ha invece affermato il Sindaco di Barletta Pasquale Cascella -. Nel 2009 fu firmato il manifesto di Melfi, per cercare di recuperare l’occasione della programmazione nazionale ed europea 2007-2013: alcuni progetti hanno avuto modo di concretizzarsi, ma in modo frammentato e al di fuori di una strategia condivisa tra le tre regioni lungo il cui territorio scorre l’Ofanto. Questa volta nella Prefettura di Avellino, ovvero nella sede rappresentativa dell’insieme delle istituzioni, abbiamo sottoscritto un “patto”, ovvero abbiamo assunto un impegno fondato sulla consapevolezza e l’assunzione di una diretta responsabilità, a ogni livello, per cogliere la nuova occasione della programmazione 2014-2020 con una visione moderna dello sviluppo sostenibile, che rivitalizza il deserto attorno alle vecchie cattedrali industriali includendo le piccole e medie realtà produttive diffuse nel territorio, che realizza le infrastrutture materiali e immateriali finalizzate alla valorizzazione delle risorse che quest’area può mettere a disposizione dell’intero paese. Non chiediamo, ma offriamo una visione diversa dell’uso di queste risorse che pure ci appartengono. Se altri puntano a dividere e a contrapporre il Nord al Sud, noi guardiamo a ciò che ci ha unito e deve unirsi, ricordando Francesco De Sanctis – ma potremmo richiamare tante lezioni meridionaliste e sociali di tanti padri della nostra storia nazionale, da Carlo Cafiero a Giuseppe Di Vittorio, da Giustino Fortunato a Francesco Saverio Nitti – quando nell’Italia a brandelli avvertiva che solo “una grand’energia con una grande moderazione potrebbe salvare l’Italia”. Oggi ancor più di ieri – ha concluso il Sindaco Cascella – solo insieme il Mezzogiorno e il paese possono tornare a crescere e ritrovare coesione, visione e futuro nel ruolo che ci spetta nella più larga prospettiva dell’integrazione europea».

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