Barletta, nuovo incontro su Unioni Civili: ancora no dalle associazioni cattoliche

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Tuttavia, sul fronte opposto, altre associazioni cattoliche continuano a ribadire il proprio no a questa forma di riconoscimento alle coppie di fatto di diritti analoghi a quelli derivanti dal matrimonio. E’ il caso di “Rinnovamento nello Spirito Santo” che, con la nota seguente a firma di Angelica Illuzzi, Carla Delnegro, Sergio Musci,  rende esplicita la propria posizione sul tema.

“In un dialogo che garantisca la civile e libera espressione delle idee, il Rinnovamento nello Spirito Santo dell’intera diocesi esprime il suo dissenso rispetto al Registro delle unioni civili e lo fa con la profonda convinzione che, come deve essere rispettata la dignità di ogni persona, che, in quanto creatura di Dio, mai deve essere discriminata o oltraggiata, allo stesso modo per coerenza non si possa scendere a compromessi con gli altri valori cristiani, tra i quali vi è il matrimonio, che per i cattolici, nonostante i limiti della fragilità umana, è un sacramento.

Certo in uno stato laico non tutti possono essere obbligati a questa scelta di carattere religioso e proprio per questo ci sono anche i matrimoni civili, i quali, nel momento in cui conferiscono uno status sociale e giuridico alla famiglia appena costituita, assegnano ai coniugi diritti e doveri  reciproci oltre che nei confronti dei figli e dell’intera collettività.

Vi è dunque una netta differenza tra il matrimonio (religioso o civile) e l’unione civile, dato che nel primo caso i coniugi, all’atto del matrimonio assumono, come si è detto, dei precisi doveri, che permangono anche in caso di separazione, mentre nell’unione civile è sufficiente interrompere la coabitazione per vedersi liberati da qualsiasi obbligo di assistenza verso il partner. Ancora una volta una discriminazione nei confronti del più debole.

Viviamo in una società in cui il bene comune è confuso con il “senso comune”, che  della libertà di scelta individuale e dei diritti di ognuno ad autodeterminarsi cerca di fare la nuova “legge morale” a cui tutto deve ricondursi e obbedire. Lo stesso termine “famiglia” viene ampliato ad altro che famiglia non è, a qualcosa di più ampio, cangiante, multiforme in una manipolazione culturale che, sotto l’apparenza della solidarietà, vuole garantire solo il libero ed emotivamente precario soddisfacimento dei propri bisogni o dei propri sentimenti.

Tutto questo è estremamente diseducativo per i giovani, ai quali si rischia di far passare il messaggio che nell’ufficializzazione della vita di coppia esistano vie “brevi” e disimpegnate, con tanti diritti e nessun dovere, in una cultura “dell’usa e getta” che prima o poi rischia di essere un boomerang per entrambe le parti in causa, visto che non esiste alcuna garanzia su chi debba abbandonare e chi debba essere abbandonato. Il tutto con la semplice cancellazione dal registro per finita coabitazione, anche contro la volontà del partner. Una nuova forma di discriminazione, in netto contrasto con quanto sostengono coloro i quali ritengono che le unioni civili siano una moderna espressione di responsabilità e stabilità.

Dal punto di vista prettamente giuridico, inoltre, il registro non può garantire ulteriori diritti agli iscritti oltre quelli già numerosi garantiti dalla certificazione dello stato di famiglia anagrafica o dai patti di convivenza e nell’attuale legislazione nazionale, non può consentire l’acquisizione di maggiori diritti nelle materie di competenza statale.

La richiesta del registro, dunque, più che dettata da esigenze pratiche lo è per motivazioni ideologiche e culturali che, coinvolgendo l’antropologia e l’ontologia stessa dell’essere umano, mirano a costituire i presupposti di un nuovo status di famiglia, che attraverso la via di diritti senza doveri banalizzi e talvolta ridicolizzi l’immagine della famiglia “tradizionale” e la emargini; proprio quella famiglia che, in quanto tale, sta reggendo il peso maggiore della crisi economica della nostra società. Né si comprenderebbe fuori da questa ottica, perché, chi critica e rifiuta la famiglia, poi ne pretenda un surrogato.

Mentre, perciò, il nostro Movimento auspica ed offre accoglienza, ascolto, rispetto nei confronti di ogni persona, il cui valore individuale e la cui dignità mai devono venire intaccati o essere oggetto di bullismo o di omofobia, nello stesso tempo condivide pienamente quanto affermato  l’undici Aprile scorso da Papa Francesco alla delegazione dell’ufficio internazionale cattolico dell‘infanzia (BICE): “ Ai nostri giorni, è importante…ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo (loro) sviluppo e alla sua (loro) maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e con i giovani non si può sperimentare” Mentre “..progetti concreti di educazione..con pretesa modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del ‘pensiero unico’.                                                                           

Lo stesso Papa Francesco che il 5 marzo aveva affermato: “il matrimonio è fra un uomo e una donna” e “sulle unioni civili bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà”.

                                                                 

“Rinnovamento nello Spirito Santo” diocesano

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