Barletta, nuovo incontro su Registro Unioni Civili: no dal Forum Associazioni Familiari di Puglia

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L’appuntamento è fissato per mercoledì 30 aprile, presso la Sala Conferenze del Circolo Unione, con inizio alle 17,30. E’ previsto l’intervento del professor Ugo Villani, ordinario di Diritto internazionale presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss “Guido Carli” di Roma.

In merito, un nuovo parere contrario arriva dal Forum Associazioni Familiari di Puglia, che motiva le proprie ragioni nella seguente nota: “Il prossimo mercoledì alle ore 17,30, presso il Circolo Unione, la I Commissione Consiliare comunale ha convocato un altro incontro sul diritto al riconoscimento delle Unioni civili.

In questi giorni abbiamo letto con interesse l’articolo scritto dalla Consigliere Campese, circa l’istituzione del Registro comunale delle unioni civili.

Il tema si potrebbe definire in gran parte già superato , in forza dell’esperienza dei diversi comuni italiani che hanno provveduto a ratificare la nascita di questo istituto, alcuni già da più di un decennio; laddove infatti tali registri sono da tempo operativi, il numero delle coppie iscritte è davvero molto limitato.

Perché allora tanta attenzione e tanto interesse politico  intorno a questo tema, attenzione che potrebbe invece essere destinata a causa sentita come più utile  al bene comune? Non sarebbe più opportuno dedicare tante preziose energie al tema delle politiche familiari, ad esempio, o al sostegno alle famiglie con figli? O alle politiche del lavoro?

Perché, è sulla  questione dei cosiddetti diritti civili che si impernia gran parte della azione politica della “Sinistra, delle associazioni laiche e del mondo cattolico illuminato”, come dice l’Assessore nel suo articolo del 20.4.14, ed a Barletta in particolare essa ha superato il vaglio di una campagna elettorale amministrativa.E , tra i diritti civili, si vorrebbe  quello di vivere in una coppia  di fatto, senza i vincoli del matrimonio, ma con gli stessi diritti di una coppia sposata.

Ci sembra che nel dibattito in corso, il primo diritto da difendere sia certamente il diritto di cittadinanza di chi non si riconosce in tale “ pensiero unico”, ma non per questo gode di un minor grado di “illuminazione”. Si chiede l‘assessore: “ Ma cosa si intende per famiglia? E’ da considerarsi famiglia solo il nucleo fondato sul matrimonio cattolico, finalizzato alla procreazione? E quindi è famiglia solo la coppia che ha figli?” E’ evidente che alla domanda “cosa si intende per famiglia?” , in Italia si possa rispondere solo in base al dettato Costituzionale, che , all’art. 29, recita testualmente:” La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Dunque è il matrimonio fra due persone di sesso diverso (società naturale) che fonda la famiglia; almeno secondo la Costituzione repubblicana. Non l’amore, e neanche i figli; persino il matrimonio religioso, per la Costituzione, non è importante in quanto religioso, ma in quanto  estende ad un atto religioso diritti e doveri del matrimonio civile. Dunque non è necessario mettersi assieme per un periodo di tempo maggiore o minore per formare una famiglia, ma è il matrimonio il fondamento della famiglia così riconosciuta in Italia da culture molto diverse fra loro ,come la marxista, la liberale e la cattolica,  che però seppero trovare nella stesura dell’art. 29 della Carta Costituzionale un accordo a tutt’oggi insuperato.

Persino la Chiesa non cessa di riconoscere come famiglia una coppia di sposi infertile,( che anzi, incoraggia a rimanere insieme ed a vivere la propria fecondità sia  attraverso adozione o affido, sia attraverso la dedizione a cause di bene comune), o ammalati, o anziani; anzi, proprio nella difficoltà, la Chiesa insegna agli sposi cristiani ad attingere al sacramento del matrimonio la grazia e la forza per affrontarle. Per cui, assessore,   “ non si fonda un nucleo familiare tutte le volte che si crea un rapporto d’amore fra due persone”, come lei si chiede,  ma solo quando ci si sposa.

Se questo è il dettato costituzionale, cosa può garantire un Registro comunale delle unioni civili a coloro che liberamente scelgono di stare insieme senza sposarsi?

Atteso che il compito di legiferare in materia è del Parlamento, chiediamoci: quali sono i diritti di cui oggisono privi i membri di una coppia di fatto, e cosa può garantire loro un Registro comunale? In pratica, il Diritto privato riconosce ad una coppia di fatto gli stessi diritti di una coppia di sposi eccezion fatta per il diritto alla cosiddetta legittima , per il diritto alla pensione di reversibilità ( per l’evidente necessità di assicurare un sostegno in vecchiaia al coniuge superstite, non di rado la donna che in passato sacrificava le proprie ambizioni professionali al duro compito di tirar su i figli), ed il diritto al subentro nel contratto di affitto in caso di decesso del convivente. E’ evidente che, qualora lo si voglia, si può ovviare a questi limiti con opportune disposizioni testamentarie o accordi specifici.  Ma cosa può apportare , in questo panorama, l’istituzione di un Registro comunale delle unioni civili? Nulla sul piano dei diritti indicati in precedenza; mentre invece è possibile che il Comune riconosca la convivenza come valore aggiunto di una coppia, alla pari del matrimonio, lì dove si decidano i criteri per l’accesso alla casa, o all’asilo nido, o al trasporto scolastico,….

Viene da chiedersi: perché una Istituzione dovrebbe riconoscere ad una forma di convivenza tanto libera quanto privata come una unione di fatto diritti che invece dovrebbero premiare in primis quelle coppie che si impegnano in un patto pubblico di sostegno reciproco fra generi e generazioni “ finché morte ( perché persino il divorzio non elimina del tutto  i doveri reciproci maturati nel contesto di una coppia sposata) non ci separi”?

Come patto pubblico ratificato da sindaco, assessore o sacerdote, ma tutti in qualità di ufficiale di stato civile, il matrimonio rende chiara l’assunzione di doveri ( e non solo di diritti), impegni e responsabilità reciproche e nei confronti di terzi , da parte degli sposi. Questo sì è  un valore aggiunto, da custodire nei confronti degli sposi, ma anche delle nuove generazioni, troppo esposte ad immagini fin troppo intimistiche del  legame di coppia, del tutto privo di influenze positive nei confronti della società, della costruzione del capitale sociale e del bene comune.

Non abbiamo bisogno di privatizzare ulteriormente la scelta della coppia di fare famiglia, ma al contrario occorre aiutare le famiglie a rendersi conto della risorsa sociale che costituiscono e della soggettività culturale, sociale e politica che rappresentano e che devono sempre più concretamente imparare a declinare, specialmente se aiutate in questo dai contesto associativi.

Nell’Italia del 2014, un figlio in più, specialmente al Sud, fa scivolare una famiglia sotto il livello di povertà relativa;  e se tutti sono chiamati a contribuire alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva, ( art.53 della Costituzione), un capofamiglia non vedrà riconosciuti i suoi carichi familiari nella definizione del suo imponibile e, a parità di reddito, dovrà versare al fisco somme pressocchè uguali a quelle di un single senza figli. E’ tempo di rendersene conto , e di chiedere ad un Comune, ad esempio di modulare il suo modello di imposizione fiscale e tariffaria in base ai carichi familiari. E ciò è possibile solo dove c’è la garanzia di un legame stabile, come solo il matrimonio può assicurare, e dove c’è una reale assunzione di responsabilità familiari, dove cioè ci siano figli, naturali, adottivi, affidatari, e/o ammalati o disabili e anziani in casa.

Ci sembra quindi opportuno che la cultura dei diritti civili si integri con quella dei doveri  e delle responsabilità nei confronti degli altri: a cominciare da chi ci è più vicino e da chi diciamo di amare di più”.

 

IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI DI PUGLIA – Ludovica Carli

 

Angelica Illuzzi – Rinnovamento nello Spirito Santo

Luigi Carruezzo – Comitato Progetto Uomo

Antonio Citro – Azione Cattolica Diocesana

Valerio Duilio Carruezzo – La Manif Pour Tous Puglia

Francesco Cristallo – Cammino Neocatecumenale

Michele Debitonto – Centro di Promozione Familiare Insieme con la coppia

Claudio Dimiccoli – Commissione Famiglia e Vita, Zona Pastorale di Barletta

Antonio Gorgoglione – AI.BI.

Riccardo Losappio – Commissione diocesana cultura e Sala della Comunità S. Antonio

Angelo Marzella – Comunione e Liberazione

Maria Rosaria e Salvatore Masia – Associazione Nazionale Famiglie Numerose

Giuseppe Paolillo – A.M.C.I. diocesi Trani-Barletta-Bisceglie

Domenico Scommegna – Fratres

Francesco Spera –  Consiglio Pastorale Zonale

Domenico Torchetti – Comitato Progetto Uomo onlus – Barletta

Angelo Torre – Associazione Igino Giordani

 

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