Barletta, sulle Unioni Civili Antolini alle associazioni cattoliche: «Non ledono i diritti della famiglia tradizionale»

1
187

“Tuttavia- prosegue la nota- ci preme sottolineare qualche aspetto:

1)      A livello nazionale, e quindi di competenza del parlamento, noi chiediamo l’estensione dei diritti e quindi dei doveri, a tutte quelle coppie di persone che alla nascita non avranno accesso di “diritto” a tutte quelle norme esclusivamente riservate alle persone “eterosessuali”, causando, a nostro avviso, una differenza sostanziale tra gli stessi cittadini dello stesso stato (dalla costituzione italiana art. Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.)

2)      Queste normative NON LEDONO IN ALCUN MODO i diritti acquisiti delle coppie già riconosciute dall’attuale normativa, ma come detto, ampliano l’accesso a tali DIRITTI a tutte le persone cittadini della REPUBBLICA ITALIANA.

3)      A livello comunale, il registro delle coppie di fatto non’è quello descritto brevemente nella nota delle associazioni cattoliche “Si deve prendere atto che laddove si sono istituiti i registri per le unioni civili, questi si sono rilevati un vero e proprio “flop”, un nulla di fatto, perché i diritti personali e di unioni tra due persone sono già ben disciplinati dal Diritto civile, per cui tramite un adeguato “testamento” è possibile disciplinare le proprie scelte e volontà personali” in quanto (tralasciano il giudizio da loro indicato) non’è compito del comune (magari lo fosse) regolamentare la legislazione in materia testamentaria, ma questo provvedimento comunale serve esclusivamente a riconoscere a tutte quelle coppie maggiorenni che coabitano nella stessa abitazione, unite da un vincolo affettivo, l’accesso a tutti quei servizi che il comune destina normalmente alle famiglie “tradizionali”.

Ricordo alle associazioni cattoliche firmatarie della lettera, che le coppie di “fatto”, generalmente, sono regolari contribuenti dello stato italiano e che in tutti i casi, sopra descritti, non hanno accesso a nessuna forma “assistenziale” prevista dallo stato italiano. Pertanto, viste le numerose citazioni contenute nella lettera, noi di Penelope Queer ricordiamo a tali associazioni una frase semplice ma efficace: “Lasciate a Cesare ciò che è di Cesare”, si preoccupino, se proprio vogliono un consiglio, di “insegnare” alle coppie “tradizionali” di evitare imbarazzanti “figuracce”, come testimoniano i recenti casi di cronaca che vedono coinvolti tanti difensori della famiglia “tradizionale” (per es. baby squillo ai Parioli)”.

 

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here