A Bari IV Conferenza nazionale “Investire sull’infanzia”: nel ricordo di Cocò e Domenico, bimbi vittime della mafia

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Con le loro accorate parole, vi proponiamo il resoconto del convegno:

“L’apertura dei lavori gela il cuore di tutti i numerosissimi presenti: il ricordo di Cocò e Domenico, piccolissime vittime a cui viene dedicato un minuto di silenzio.Il pubblico spontaneamente si alza in piedi e tace.

Dopo la morte, la vita. La banda della scuola statale secondaria di I grado “N. Zingarelli” di Bari, suona ed intona l’Inno Nazionale. Sarà stato il contrasto tra emozioni forti, saranno le giovani voci che cantano “siam pronti alla morte”, ma la commozione è tangibile, nascosta dietro i nostri sorrisi e tutti abbiamo chiara la percezione che sarà una giornata dalle sensazioni forti. E così è stato.

Il primo a prendere la parola è il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, il quale col chiaro accento romagnolo di chi è cresciuto in una famiglia contadina composta da sedici persone, come lui stesso ci racconta, urla che “non è accettabile che i bambini abbiamo diverse possibilità di successo o di insuccesso a seconda dell’appartenenza ad una famiglia d’origine piuttosto che un’altra, perché le possibilità devono essere uguali per tutti”.

Ci ricorda che la società, non è un insieme di individui, bensì di comunità, ovverosia di famiglie, dove costruire cultura, famiglie di cui ognuno di noi è responsabile perché ognuno di noi è “lo stare in comunità”, nella consapevolezza che allontanare un bambino dalla propria famiglia è una sconfitta in quanto il vero successo riposa nella risoluzione dei problemi che inficiano quella famiglia. Il ministro non dimentica i bambini stranieri, come non ha dimentica quelli avviati alla prostituzione e alla delinquenza.

Poletti conclude raccontando come si addormentano i gabbiani, partendo dal primo quello più vicino alla riva che avvista i pericoli e che addormentandosi dimostra agli altri che pericoli non ve ne sono, sicchè quello a suo fianco s’addormenta pure e così l’altro dopo e l’altro dopo ancora, fidandosi del primo, perché quel che dobbiamo recuperare, nell’epoca di crisi che ci attanaglia, è proprio la fiducia.

E’ la volta del sindaco Emiliano, rude, diretto, che comincia parlando della “pedagogia mafiosa” dei bambini che assistono al taglio ed alla preparazione delle dosi di sostanze stupefacenti, dei mafiosi che si muovono accompagnati dai loro bambini, pensando di corrano meno rischi perché nessuno metterebbe a repentaglio la vita dei bambini. Ritiene, il sindaco Emiliano, che parlare di bambini significhi parlare dell’intera città, perché –per esempio- se un grave problema in città è costituito dagli sfratti, dalla perdita della propria casa, non si può pensare che non vi siano bambini che, con le loro famiglie, vivano questo dramma. E lancia proposte, parlando anche del progetto P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione), concludendo con uno sguardo non verso l’Europa, come siamo ormai abituati a veder fare, ma verso il mediterraneo ricordando che Bari è un crocevia di culture che poco hanno a che fare con Parigi o Bruxelles e che tanto potrebbe fare se divenisse sede di un’organizzazione internazionale per la tutela dei bambini di guerra.

La parola passa poi al Presidente della Regione Nichi Vendola, che con il tipico eloquio, colto ed appassionato, mette subito in chiaro come i bambini siano la cartina di tornasole delle loro realtà familiari: i disegni dei figli degli operai raccontano chiaramente il nervosismo che regna nelle loro case. Specifica subito che occorre guardare non ai numeri, ma al vissuto delle persone che compongono una famiglia, con particolare riferimento ai bambini, italiani o stranieri che siano ed è proprio per questo che si è battuto fortemente affinché l’Ufficio Scolastico Regionale organizzasse l’inaugurazione dell’anno scolastico proprio in un campo Rom. Ci insegna, il governatore, che in-fanti significa senza-favella, senza parola, sicchè è facile approfittare di chi non ha voce per reclutarlo nell’industria di chi lo mutila perché raccolga più elemosina, di chi lo fa a pezzi per venderne gli organi, di chi lo rende oggetto da commercializzare, affinché “scimmiotti” l’adulto, con l’abito alla moda, la pettinatura giusta. Se vogliamo cambiare stile di vita, continua Vendola, dobbiamo cominciare con l’ascoltare i bambini e non con il parlar loro addosso poiché la relazione educativa è di reciprocità adulto-bambino, in uno scambio continuo e costruttivo.

Un passo particolarmente significativo è stato quello in cui il governatore ha ricordato la famosa espressione “lasciate che i bambini vengano a me”, famosa e rivoluzionaria, perché fino ad allora e, si può ben aggiungere, per molto tempo dopo, i bambini non hanno avuto alcun “peso specifico”.

Prosegue a ritmo serrato il susseguirsi di illustri personalità che ci spiegano come il divario tra Nord e Sud si stia accorciando, non per la crescita economica del Sud, ma per regressione economica del Nord, che ci ricordano come l’Italia sia agli ultimi posti in Europa per la fornitura di servizi a favore e a tutela dell’infanzia.

Con i tavoli tecnici che si tengono nel pomeriggio e nel corso della mattinata seguente impariamo che il nostro non è un paese a rischio povertà perché la povertà è già tangibile, che troppi bambini vivono fuori dalle loro famiglie d’origine, che non v’è ancora nessun tentativo vero di “inclusione attiva” dei bambini stranieri….che aveva ragione Khaled Hosseini quando ha scritto che “esistono tanti bambini, ma non esiste più l’infanzia””.

Avv. Grazia Corcella

Avv. Rosanna Fiorella

 

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