Crisi, dati preoccupanti anche dal commercio nei mercati Bat: negativo ultimo trimestre 2013

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Il rapporto, in particolare, si è concentrato sulla figura del piccolo imprenditore e di come la piccola impresa stia lentamente morendo.

“La categoria dei cosiddetti nuovi poveri vede proprio la figura dell’imprenditore, del piccolo commerciante, essere quella più a rischio mentre chi dispone ancora di uno stipendio fisso riesce comunque a superare, a stento, il brutto momento. Imprenditore uguale nuovo povero e addirittura povero ed indebitato cioè un connubio esplosivo che rischia di degenerare ancor più in atti e gesti irrimediabili estremi che bisogna evitare a tutti i costi”, si legge nella nota di Unimpresa Bat.

Dal lavoro mercatale arriva uno dei dati più preoccupanti in quanto alle condizioni economiche disastrose delle imprese si aggiunge una generalizzata incuria, al limite della tollerabilità, delle aree mercatali lasciate e abbandonate in condizioni di degrado.

“A partire dalla situazione del mercato di Andria del lunedì con una condizione di precarietà che avrebbe già dovuto smettere di essere tale da alcuni anni ma la provvisorietà sta ormai andando avanti da troppo tempo, in una condizione che vede quello che era uno dei più prestigiosi mercati del meridione d’Italia addirittura oggi diviso in tre parti di cui solo una, quella più centrale che scorre lungo il viale della passeggiata essere moderatamente produttiva, rimanendo comunque estremamente pericolosa anche per la pubblica incolumità, mentre tutta la parte restante continua a vedere ampi spazi di discontinuità causati proprio dall’abbandono da parte di operatori che lo trovano assolutamente passivo. Questo significa che il ritardare delle soluzioni definitive sta portando ad un progressivo calo sia in termini di vendite che di attrattiva di quel mercato che viene ormai scarsamente frequentato. Rivitalizzarlo potrebbe significare da subito l’attuazione di taluni provvedimenti coraggiosi quali il suo immediato trasferimento in altra area urbana idonea, che pure esiste, sarebbe gradita e praticabile nell’immediatezza.

Passando da Andria a Barletta la situazione non cambia di molto con un’area mercatale anch’essa molto discontinua e non gradita, con difficoltà anche in termini di controlli e l’urgente necessità di un riaccorpamento e di una generale riqualificazione.

Nella città di Eraclio questi interventi sono oltremodo ostacolati dall’assenza del Piano Comunale del Commercio su Aree Pubbliche del quale la città è priva da decenni senza che mai si sia posta fine ad un’anomalia assurda ed inconcepibile per un settore storico così importante per la città.

L’ultimo cocapoluogo, cioè Trani, a parte qualche incoraggiante piccolo segnale, che non rappresenta affatto soluzione definitiva a nessuno dei problemi da anni lamentati, rimane con un’area mercatale periferica e strutturalmente priva delle minime condizioni sia igienico-sanitarie che di sicurezza per gli utenti e per gli operatori così come non dispone ancora di misure preventive che siano idonee a garantire una normale fruizione dell’intera area. Anche in questo caso la frammentarietà e la discontinuità sono elementi negativi che non aiutano certo il rilancio dell’attività che anche nella splendida cittadina rappresentava, un tempo, vanto ormai perso completamente in pochi anni a causa di scelte penalizzanti e devastanti.

Dai cocapoluoghi alle città più piccole situazioni analoghe di precarietà e di incertezza vanno registrate a Bisceglie, a Canosa di Puglia, a Spinazzola, a Minervino Murge, Margherita di Savoia, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia. I comuni più piccoli rischiano un’aggravarsi irreversibile della condizione di desertificazione commerciale con cittadini che potrebbero ben presto vedersi privati anche dei minimi servizi che il piccolo commercio ha sempre garantito.

L’aumento della tassazione locale è l’elemento comune che ormai non fa più differenza tra piccoli e grandi comuni, tutti accomunati dalla bramosia di far cassa a tutti i costi ed in modo indiscriminato.

Di fronte a queste prospettive assolutamente sconfortanti riteniamo che i prossimi passaggi debbano essere quelli legati all’affrontare un’emergenza di siffatta portata per evitare che il tutto si trasformi ancor più in un’emergenza sociale senza precedenti.

Se dovessimo giudicare il bassissimo livello di confronto istituzionale in questo particolare momento storico la situazione appare veramente difficile. E’ urgente e necessario, quindi, un cambio di rotta repentino e visibile e noi crediamo che questo sia ancora possibile, ma bisogna fare presto e non continuare a perdere tempo in beghe politiche e personalistiche o partitiche delle quali alle nostre associazioni e ai cittadini oltre che alle imprese interessano poco o niente”.

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