Barletta ricorda le vittime delle foibe. Sindaco Cascella: «Ci inchiniamo davanti a tutti i morti»

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A farne le spese circa 350 mila civili inermi e innocenti: bambini, uomini e donne costretti, nel migliore dei casi, a lasciare la propria terra e fuggire per mare o addirittura a piedi; un numero imprecisato di essi fu invece torturato, ucciso e gettato in fondo alle foibe, le cavità carsiche tipiche del territorio.

Al convegno hanno preso parte il presidente della Provincia Bat, Francesco Ventola, il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, e il professor Giuseppe Dicuonzo dell’ANVGD, che ha portato la sua testimonianza diretta di questa pagina tragica della storia nazionale, essendo nato in un rifugio a Pola durante i bombardamenti degli alleati; la sua relazione è stata introdotta dall’assessore provinciale e consigliere comunale Dario Damiani, anch’egli nipote di un esule giuliano.

“La Giornata della Memoria e quella del Ricordo siano un monito affinché quello che è accaduto non possa più avvenire”, ha esordito il Presidente Ventola. Per il sindaco Cascella “Resistenza ed esodo sono state messe spesso in contrapposizione sul piano emotivo ma non si può fare altrettanto sul piano dei valori. Dobbiamo inchinarci davanti a tutte le vittime che hanno perso la vita per la libertà. Oggi ci ritroviamo tutti figli della stessa terra, grazie all’Europa senza confini, ma dobbiamo continuare a tenere vivo il ricordo, ad approfondire queste pagine di storia”.

L’assessore Damiani ha sottolineato che “la storia non può avere un colore politico. Ai tempi in cui studiavo come voi- ha detto rivolgendosi ai ragazzi- sui libri non c’era una sola riga dedicata alla tragedia dell’esodo; oggi per fortuna non è più così”.

“L’esodo è stato a lungo rimosso dalla coscienza storica italiana, sottaciuto sui libri come un episodio imbarazzante”, ha evidenziato il professor Dicuonzo. “Ebbe inizio nel 1943, ma il maggior flusso si ebbe tra il ’45 e il ’49: si scappava sui carri agricoli, in barca, a piedi, di notte. La mia famiglia, io all’epoca avevo 20 mesi, fuggì in barca da Pola diretta verso la Puglia, terra d’origine di mio padre. Arrivammo a Barletta su un carretto, con le poche e povere cose che eravamo riusciti a salvare dalla distruzione della nostra casa, per cui ci additarono come “zingari”. A Barletta era stato allestito uno dei 109 campi di raccolta per i profughi sparsi sul territorio nazionale, esattamente in via Manfredi presso la caserma. Oggi sono qui a parlarvi, mi ritengo un miracolato, un sopravvissuto”.

Il professor Dicuonzo ha ricordato, infine, le figure di due barlettani scomparsi nei campi di concentramento slavi: Vincenzo Lionetti e l’aviere Francesco Scommegna. Ha esortato il sindaco Cascella affinché si rintraccino i parenti e si possa dedicare un tributo alla memoria di questi martiri.

L’incontro si è concluso con la proiezione delle agghiaccianti immagini di un documentario realizzato con i filmati del recupero delle salme dalle foibe. Circa 1.950 le cavità in cui furono sacrificati tanti italiani, due si trovano oggi sul suolo nazionale: Monrupino e Basovizza.

In serata, dopo la funzione religiosa officiata da Monsignor Leonardo Doronzo nella Basilica del Santo Sepolcro, in via Manfredi è stata deposta una corona davanti alla lapide che ricorda gli esuli accolti dalla città.

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