Barletta, 61 anni dal crollo in via Magenta: il ricordo di testimoni e superstiti

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Prosegue il lavoro di Nino Vinella, giornalista ricercatore e documentarista, alla ricerca di vicende locali, ormai dimenticate, che possano insegnare e ammaestrare le nostre generazioni future. Oltre a riportare in vita storie di altri tempi, l’intento è trovare, con lo studio e l’approfondimento di questi eventi, soluzioni e prevenzioni da adottare nei nostri giorni: ne risulta un lavoro quanto mai attuale.

Parlare di “crollo” in una città come quella di Barletta vuol dire ricordare amaramente il crollo di via Roma, o per i più anziani, ricordare il tragico crollo di via Canosa. Certamente raccontare queste storie può fare da monito, cosi ché mai più cronista debba trascriverle, ma ad oggi ci accorgiamo che non è servito a nulla, o meglio è servito davvero a poco. Sì, perché nel calendario delle tragiche ricorrenze Barletta è presente con ben tre date: la prima, 8 dicembre 1952, il crollo di via Magenta; la seconda, 16 settembre 1959, crollo di via Canosa e la terza, 3 ottobre 2011, crollo di via Roma.

Dal ’52 al 2011, in sessanta anni cosa è realmente cambiato? Una domanda che prevede un’inquietante risposta. Una domanda che pone anche il Parroco di S. Agostino Gennaro Dicorato che tuttavia ricorda “occorre ricordare per imparare, imparare a non commettere gli stessi errori”. Ed invece, a distanza di tutti questi anni, la realtà di Barletta ci porta a parlare di questi eventi come fossero di attualità più che come eventi di storia. Durante la serata con il supporto di testimonianze e cronache dell’epoca si è rivissuto quanto accadde in via Magenta il giorno dell’Immacolata del 1952: 17 morti e 12 feriti fu il tragico bollettino. Fra via Galiberti e via D’Andrea, due strade strette a scendere da via Regina Margherita verso Ponente, c’erano due edifici che si affacciavano su via Magenta. La pioggia torrenziale che veniva giù da parecchi giorni portò al cedimento delle due strutture che implosero.

A ricordare quei tragici momenti le riprese bianconero della Settimana Incom, proiettate dal cinegiornale Luce “Una città in lacrime”. Grazie a ricerche negli Archivi di Stato è stato possibile recuperare il verbale redatto dal Comandante dei Vigili del Fuoco ing. Gabotto giunto sul luogo del disastro. Il Comandante rintraccia immediatamente le cause del crollo: “Le cause del crollo si ritiene debbano attribuirsi a cattiva costruzione dello stabile in quanto le strutture murarie sono risultate completamente scollegate per mancanza di malta. Le coperture a volta in muratura a sesto molto ribassato devono aver operato una spinta tale per cui le precarie condizioni delle mura perimetrali, aggravate dalle filtrazioni di pioggia, hanno determinato il crollo pressoché totale e simultaneo dello stabile. Le dimensioni degli edifici non erano tali da far supporre che il numero delle vittime potesse essere tanto elevato, ma per la densità altissima degli abitanti, il carattere improvviso e l’ora del sinistro, la percentuale delle vittime è risultata superiore al cinquanta per cento degli inquilini che dalla situazione anagrafica risultavano essere 32. Il bilancio del sinistro è pertanto il seguente: se 32 presenti 3 illesi, 12 feriti e 17 morti (di cui uno deceduto all’ospedale)”.

In questa relazione una fotografia della città in quegli anni, una città di contadini che cercava di risollevarsi dall’apocalittica seconda guerra mondiale; in quella relazione la storia di una città che non è ancora cambiata: miseria, speculazione e maledilizia fattori rintracciabili anche nel crollo di via Roma, datato 2011.

Presente all’incontro anche Don Michele Morelli, allora giovanissimo viceparroco della vicina chiesa di Sant’Agostino, che ricorda: “Ero cappellano all’ospedale, lì a pochi passi. Fui avvisato verso mezzanotte, presi l’olio santo e mi precipitai sul luogo di un disastro reso ancor più apocalittico dalla pioggia violentissima e dal buio quasi assoluto. Appena giunto, cominciai con un gruppetto di persone a scavare a mani nude. Mi è rimasta nella memoria l’immagine di un uomo sospeso a mezz’aria aggrappato sul suo letto rimasto con la spalliera attaccata alla parete mentre il pavimento era precipitato giù nel vuoto: passarono ore interminabili prima che i pompieri lo potessero salvare. E poi, i morti, tutti quei morti, estratti da cumuli di pietre, povere vittime innocenti alle quali ho potuto solo amministrare l’olio santo dell’estrema unzione…”.

In quella serata primi ad arrivare furono i vigili del fuoco del Distaccamento di Barletta, raggiunti qualche ora dopo dalla squadra di Bari ed, infine, giunse una compagnia di reclute del 13° reggimento Fanteria Pinerolo di stanza alle casermette. Tra i superstiti c’era una bambina di cinque anni Angela Di Leo, rimasta per circa sei ora sepolta dal cumulo di macerie. Angela Di Leo è l’unico componente della famiglia Di Leo ad essersi salvato. Commovente ascoltare dalla sua voce i tragici eventi: “Non ho ricordi precisi dell’accaduto; ricordo solo tanto rumore, la mia culla che si rovesciava e dopo un po’ di tempo mi sentii tirare. Mi svegliai in ospedale; quando riaprì gli occhi vidi due figure conosciute, come se fossero state mia madre e mio padre: non lo erano, perché erano già morti. Quei due signori si avvicinarono e mi presero con loro, diventando di fatto i miei nuovi genitori. A distanza di anni ho conosciuto la mia vera storia ed oggi sono qui perché non si dimentichi”.

 

Michele Noviello

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