Sel, polemica su borse di studio Patto Nbo alla Lum: «Soldi pubblici solo all’università privata»

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 E’ quanto accade con la pubblicazione del bando promosso dal Patto Territoriale per l’Occupazione Nord Barese Ofantino, sul cui sito si legge: “L’Agenzia per l’Occupazione e lo Sviluppo nell’area Nord Barese/Ofantina s.c. a r.l. indice per l’anno accademico 2013/2014,  un bando destinato all’erogazione di borse di studio per gli iscritti all’Università LUM Jean Monnet di Casamassima, con sede di tutoraggio in Trani.  E’ possibile compilare la domanda on line da venerdi 08/11/2013, fino alle 17.00 del 19/12/2013. La domanda cartacea può essere consegnata dalle ore 10.00 del 08/01/2013 fino alle 17.00 del 16/01/2014”.

Gaetano Cataldo, coordinatore regionale di Sinistra Ecologia Libertà Puglia, esprime profonde perplessità su tale bando: “L’iniziativa, meritevole in astratto, ha un’ombra pesante di incostituzionalità: per il Patto Territoriale ed i Comuni che ne fanno parte. Le borse di studio non solo sono riservate agli studenti e alle studentesse residenti nella sesta provincia pugliese, ma sono canalizzate e finalizzate a riempire un contenitore forse sottoutilizzato come la sezione ofantina dell’Università privata LUM “Jean Monnet”.

La gravità sta nel fatto che soldi pubblici dei comuni per Borse di studio saranno destinati esclusivamente ad un’università privata. Sorgono due questioni:

1. Perché la borsa di studio è territorialmente limitata ai residenti nella BAT?

2. Perché, se si vogliono attuare politiche di sostegno al diritto allo studio, non si pensa a progetti come il reddito di formazione, sperimentato proprio nel Comune di Barletta, che dà direttamente ai richiedenti, in questo caso valorizzando l’elemento di residenza, risorse per la propria formazione senza predestinare l’impiego di queste risorse?

Si faccia chiarezza su questo bando, per altro molto simile ad un altro di qualche tempo fa, fortunatamente ritirato perché aveva esattamente le stesse caratteristiche escludenti. Se un ente territoriale vuole finanziare il diritto alo studio, è una cosa lodevole. Se lo stesso ente vuole finanziare con risorse pubbliche un’università privata, si introduce una pesante distorsione del diritto allo studio. Il sapere e la formazione hanno bisogno di cura, risorse e progetti e non di campanilismi”.

Sulla stessa linea i rilievi critici dei coordinatori di Sel Andria, Valentina Lomuscio e Michele Lorusso: “Che un ente pubblico dimostri la volontà, anzi accantoni somme destinate a salvaguardare e sostenere il diritto all’ Istruzione, non può che essere un atto rivoluzionario, visti i tempi. Peccato che tale misura abbia sopratutto carattere discriminatorio perché privilegia studenti ben individuati territorialmente e, sopratutto, iscritti ad una “libera” università privata.

 Oltretutto, la grande sede sita sulla strada Andria-Trani pare non poter neanche ospitare studenti per attività di tutorato (azione ancora svolta nella sede di Casamassima), venendo meno alla ragione stessa che all’ epoca dell’ insediamento del polo formativo fu posta come prerogativa che donava al progetto stesso eccezionalità positiva per il territorio provinciale.

 Ci auguriamo quanto prima si faccia luce sugli aspetti anche incostituzionali della vicenda stessa e si faccia un ragionamento serio invece su come intervenire per sostenere studenti e famiglie nel percorso formativo pubblico”.

 

 

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