Barletta, caso Bar.s.a.: sindaco Cascella replica ai sindacati

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“Cari segretari, si può concepire il confronto, che pure non deve e non può mancare, sulla base di interpretazioni forzate non di mie dirette dichiarazioni ma di resoconti altrui? Eppure, è bastato un generico accenno – nell’ambito di un incontro sulla “gestione dei rifiuti”, con il coordinamento ‘Strategia rifiuti zero’, riferito in una dichiarazione alla stampa come “lasciata in mano a una società in house mentre il global service verrà messo sul mercato e di fatto privatizzato” – per scatenare una polemica senza alcun fondamento. Sarebbe bastato solo quel “di fatto”, comunque raccolto nelle cronache giornalistiche,per intendere che si trattava di una mera interpretazione, di esplicita “contrarietà”, degli interlocutori,di una ipotesi di lavoro ben più articolata e complessa, già discussa in campagna elettorale e che continua a essere al centro di analisi e riflessioni.

Ma di qui a paventare, come e’ stato fatto nelle nota delle tre organizzazioni sindacali del settore, che “la Barsa viene frammentata e messa sul mercato, forse ‘svenduta’ a privati, nonostante tutti i soldi, gli impegni e le risorse che il Comune in questi anni ha investito” (e trascurando molto altro) ce ne corre. Rischia di “correre” un arbitrario processo alle intenzioni, in plateale contrasto con la realtà e la volontà, che non aiuterebbe certo a individuare le necessarie soluzioni a problemi comunque aperti da tempo, e che da tempo le organizzazioni sindacali (così come quelle ambientaliste) credo ben conoscano.

Sono questioni che riguardano l’assetto della società in relazione alle nuove norme legislative, sia per il rapporto tra la parte pubblica e quella privata, sia per conformare le strutture ai compiti istituzionali dell’Amministrazione nei diversi settori di intervento. Questioni – ripeto –  ben presenti già in campagna elettorale, tant’è che nel programma avevo indicato un intervento strutturale sull’attuale assetto della società Barsa, con la suddivisione in due società: una società – appunto -interamente pubblica,  in house come suol dirsi, per la raccolta dei rifiuti (tenendo anche conto delle scadenze organizzative da osservare per non far gravare sui contribuenti le penalizzazioni sancite dalla legge per il mancato rispetto dei parametri della raccolta differenziata), e l’altra società per i servizi e gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio pubblico, in cui riversare interamente l’attuale partecipazione del socio privato,con una operazione vincolata all’evidenza pubblica, anche per la restante parte della quota del Comune al capitale di un’azienda che sia in grado di operare – questo sì– sul mercato ed essere competitiva sul più vasto territorio.

Non sarà semplice né scontato, considerando la scelta già compiuta dall’attuale socio privato di dismettere la propria partecipazione e liquidare la sua quota azionaria, con tutto quel che ne consegue sui conti dell’Amministrazione e della stessa azienda.  Ma è doveroso valorizzare l’investimento compiuto dal Comune, garantire una prospettiva di sviluppo e favorire ogni potenzialità di nuova occupazione, senza chiudersi nel cortile di casa con il rischio che una nuova stretta sulla spesa pubblica metta a repentaglio risorse preziose della collettività.

Su questo piano l’Amministrazione non solo è disponibile ma per prima interessata ad approfondire il confronto, sia sul piano politico sia sul piano sociale, per costruire le migliori soluzioni nell’interesse di tutta la città”.

 

 

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