Andria, commercio in crisi ma tanti occhi a mandorla in città: in ascesa solo i cinesi

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A settembre tutti i problemi del commercio andriese verranno posti all’ordine del giorno della riunione della 3^ Consulta Comunale. Decisione, questa, che nasce all’indomani del sondaggio effettuato dalla Confesercenti di Andria e i cui dati sono stati discussi lo scorso giovedì 1° agosto 2013 presso l’Ufficio Commercio di Andria. Il risultato dell’incontro, come detto, è l’appuntamento che si terrà a settembre, quando la 3^ Consulta Comunale delle Attività Produttive, Professioni, Arti e Mestieri e dei Consumatori e Utenti del comune di Andria, su formale richiesta di Unimpresa Bat, Associazione con il vice-presidente della Consulta eletto in seno all’Organismo istituzionale, oltre al Distretto Urbano del Commercio “Federiciano” e del progetto “LegalQuality”, tratterà l’argomento.

Ma non solo i commercianti di via Regina Margherita lamentano una situazione difficile: pare che sia una condizione di disagio generalizzata in città, tanto è che ai componenti della 3^ Consulta giungono richieste anche da parte di commercianti, singoli o in forma organizzata, che esercitano le loro attività d’impresa in altre vie e zone cittadine. Un esempio è la lunga lettera dei commercianti di via Ferrucci e di Via Barletta che elencano una serie di lagnanze e soprattutto lamentano una disparità di trattamento rispetto ai colleghi del centro cittadino, affermando: “Non siamo commercianti di serie D. Perché tutto ruota sempre intorno a via Regina Margherita e Corso Cavour? Perché quando il comune da i soldi a quelle associazioni non dice che tutti i commercianti devono essere presi in considerazione? L’assessore ora vuole fare i progetti per il commercio ma con chi pensa di farli?”

In controtendenza, invece, la presenza di commercianti cinesi in città: “Cresce con un tasso medio dell’ 8% e si stima che entro 3 anni sarà la prima potenza economica mondiale: si tratta della Cina che ormai ha investito capitali, grandi e piccoli, in tutto il mondo e soprattutto nelle città italiane dove interi quartieri si sono sviluppati nel nome di Chinatown, passando dalle piccole imprese di economia sommersa fino all’acquisizione di gruppi e stabilimenti per le produzioni che un tempo erano il vanto dell’economia italiana, il tessile e il calzaturiero.

Da qualche anno gli occhi a mandorla sono sempre più puntati sulla città; dal commercio a sede fissa, al dettaglio e all’ingrosso fino ai centri benessere, dai centri massaggi fino ai “servizi” alla persona, Andria piace sempre più ai cinesi che riescono anche a suscitare simpatia e a fidelizzare con la clientela, in taluni casi molto più di quanto sappiano fare alcuni commercianti, improvvisati o storici, della città”, scrive Unimpresa.

“Un’economia che vanta numerosi punti vendita o di distribuzione di beni o di servizi e che fa registrare numeri impressionanti, anche in termini di quantità di denaro messo in circolazione o trasferito nel loro paese d’origine. A fronte di queste nuove aperture registriamo nuovi cartelli di affittasi locali commerciali a causa di chiusure di imprese gestite da andriesi che cessano le loro attività.

Intanto questo è il mese di agosto più drammatico dell’intera storia dell’economia cittadina visto che le chiusure per ferie sono ulteriormente ridotte e saranno limitate ai soli giorni dal 15 al 18 agosto e questo comunque riguarderà solamente poco più del 30% dei negozi mentre i restanti rinunceranno totalmente alle ferie e terranno i propri negozi aperti anche in quelle giornate per timore di chiuderli oggi e non poterli più riaprire a fine ferie.

Discorso diverso per gli ipermercati che resteranno aperti anche in giornate prettamente festive e per l’intero periodo estivo in quanto, anche quest’anno, sopperiranno alle carenze di città sempre più inospitali e desertificate, mettendo a disposizione della clientela aria fresca, dentro, e posti auto al sole, fuori”, conclude la nota.

Michele Noviello

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