Andria, Lega del Cane denuncia: «Oltre 50 animali trasferiti in struttura non idonea, inviamo mail di protesta»

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“Mentre il modello delle piccole e medie strutture diffuse sul territorio si afferma come uno dei pilastri per la prevenzione del randagismo insieme alla sterilizzazione, all’anagrafe canina, alle campagne di adozione, di sensibilizzazione e di informazione, il Comune di Andria preferisce sovvenzionare un canile con una “autorizzazione” sanitaria per 600 cani, anziché continuare a tutelare il lavoro che da anni la sezione della Lega del Cane locale svolge sul territorio in collaborazione con il canile “Favullo” che di cani ne ospita circa 300, mantenendo una media annuale di adozioni pari a 100”, scrive l’associazione animalista.

La ragione di tale scelta risiederebbe nel risparmio economico: “Non possiamo credere che solo un criterio di economicità sia alla base della scelta del Comune di Andria: un risparmio di 5 centesimi al giorno a cane costituirà la differenza tra il purgatorio e l’inferno e decreterà una lista con 55 nomi che inevitabilmente cambierà il destino di 55 animali.

 Le mega strutture, se inizialmente possono garantire un “prezzo” al ribasso, nel medio e lungo termine sono molto più costose di quelle a misura di cane. L’intera vicenda è significativa in quanto delinea il preoccupante fatto che per il Comune di Andria gli animali sono considerati alla stessa stregua di oggetti da recapitare al “migliore offerente”, non considerando il trauma che i cani subiranno con il trasferimento”.

Da qui l’invito rivolto al primo cittadino: “Al Sindaco Nicola Giorgino ricordiamo che non sempre quelle apparentemente più economiche sono le soluzioni migliori e il benessere dei cittadini, e degli animali, per l’organo monocratico a capo del governo di un Comune, deve essere la norma di tutti i provvedimenti. Pertanto, i cani non sono rifiuti da conferire in mega discariche a un tanto al kg ma cittadini del proprio territorio e come tali soggetti di diritto.  Il problema del randagismo va risolto localmente come è stato fatto in buona parte della nazione dove la legge viene applicata. Mentre la situazione di Andria è il risultato di anni di cattiva gestione del fenomeno da parte delle autorità competenti che hanno operato in assenza di una seria politica di controllo delle nascite, di identificazione e iscrizione di tutti i cani nell’anagrafe regionale nonché di vigilanza da parte degli Enti preposti.

 Nondimeno, anche in caso di “trasferimento”, il Sindaco rimane il responsabile dei cani prelevati sul proprio territorio e collocati in strutture site in altri Comuni e deve obbligatoriamente effettuare verifiche periodiche sullo stato di salute e benessere dei propri animali, non meno di una volta l’anno; dare comunicazione dei risultati ottenuti e dello stato di salute e benessere degli animali al Consiglio Comunale anche nel rendiconto della gestione. Crediamo che la decisione dei vertici del Comune, oltre che provocare un grave danno alla salvaguardia del benessere degli animali, sia lesiva dell’immagine della città agli occhi dell’opinione pubblica nazionale”.

La  Lega Nazionale per la Difesa del Cane, pertanto “continuerà la sua battaglia di civiltà, legalità e trasparenza nelle sedi più disparate, anche attraverso pubbliche denunce di informazione in merito a quanto accadrà”. E conclude: “Chiediamo ai cittadini italiani che hanno a cuore la tutela e i diritti degli animali di intervenire scrivendo una mail e fax di protesta per quanto sopra citato indirizzandola a (testo da inviare consultabile su www.legadelcane.org):

protocollo@cert.comune.andria.bt.its.quacquarelli@comune.andria.bt.it;

sindaco@cert.comune.andria.bt.itsanitanimaleandria1@tiscali.ita.berardino@comune.andria.bt.it;

sanitanimaleandria@tiscali.itassessore.lotito@cert.comune.andria.bt.it;

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