Trinitapoli, per il Giro d’Italia omaggio ai campioni del passato: incontro con De Lillo e Capodivento

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Ma andiamo a conoscere e ricordare le imprese dei due campioni :De Lillo Domenico nato a Milano nel 1937, genitori trinitapolesi emigrati nell’hinterland milanese. Domenico (ora 76 anni) dedicatosi da subito alla specialità del mezzofondo, ha dominato nelle gare dietro motori fin da dilettante conquistando tre titoli italiani nel ’59, ’60 e ’61. Passato professionista, ha prolungato il suo dominio conquistando il tricolore nel ’65, ’66, ’67, ’69, ’70, ’71, aggiudicandosi anche i titoli indoor del ’72 e ’73. Ha stabilito inoltre i record mondiali dietro motori dei 100 chilometri, coperti in 1 ora 21’02″90, e dell’ora, km 73,832, nel ’71 sulla pista di Bassano.

Tre volte è finito 3° ai mondiali, nel ’67, ’69 e ’71. Poi, passato a guidare la moto, ha pilotato a numerosi successi Bruno Vicino. E’ stato anche direttore sportivo personale di Moreno Argentin.

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Capodivento Damiano nato a Trinitapoli del 1943 diventa professionista dal 1966 al 1969. Fin da piccolo Damiano cerca, tra l’ostilità del padre e l’indifferenza dei fratelli, di inserire tra le pareti domestiche una bici da corsa. Neppure la conquista a 15 anni della prima maglia regionale degli allievi riesce a vincere la miscredenza della sua terra d’origine: la Puglia.
Il suo spirito indistruttibile, sommato ad una disperata volontà di emergere, lo portano a raggiungere tante vittorie tra i dilettanti (quasi un centinaio). Rimedio, con il suo gran fiuto d’esperto, lo vuole nella compagnia atleti di Roma, poi lo porta al Tour de l’Avenir e i risultati sono esaltanti.
Sfiora poi il “tricolore” dei puri alle spalle del compagno Polidori. A 22 anni è pronto per il grande balzo nei “pro”. Il suo primo periodo non è dei migliori: corre raramente, si demoralizza in quanto non capisce il motivo per cui lo lasciano in disparte. Scopre poi che sono le spese di viaggio dalla sua terra ad incidere sui bilanci della squadra.
Poi, dopo due anni, passa alla Gbc di Aldo Moser. In un leggendario arrivo alle Tre Cime di Lavaredo arriva con uno stato di congelamento di primo grado alle mani: è però nell’immediata scia dei grandi Merckx e Gimondi.
Ma poi le preoccupazioni e gli impegni per la famiglia sempre lontana hanno il sopravvento e prende l’amara decisione di appendere la bici al chiodo…

 

Michele Mininni

 

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