Amministrative Bat, tanta voglia di Consiglio comunale: 1.547 candidati, le opinioni dei cittadini

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Un vero e proprio boom di candidati, soprattutto giovani e giovanissimi, neo laureati e a volte neo diplomati,  spesso inoccupati e disoccupati; ma davvero tanti  hanno come aspirazione quella di diventare consiglieri comunali? E quanti hanno reali prospettive di raccogliere un numero di voti che vada oltre quello dei famigliari e, quando va bene, del condominio, in modo da garantire il turn over dei consiglieri? Rimpiazzare i soliti con volti nuovi, alcuni neofiti della politica,  può essere una soluzione? Davvero si tratta di gente che vuole prestare  il suo tempo  e il suo impegno al servizio della città?

Passando ai numeri,  nei tre comuni della sesta provincia  nei quali i prossimi 26 e 27 maggio i cittadini si recheranno alle urne per eleggere la nuova rappresentanza comunale, sono ben 1547  i candidati alla carica di consigliere:   Barletta  ne conta  628 per 32 poltrone,  a Bisceglie si sale con  715 per soli 24 seggi, e per finire Margherita di Savoia, il comune più piccolo fra quelli menzionati, ma che addirittura presenta 7 candidati sindaco con nessun grillino in lista   e 104 aspiranti consiglieri.

Avvalendoci dei social network e raccogliendo opinioni nella città di Barletta, soprattutto per le strade della zona periferica “167” la quale  secondo alcuni residenti è  divenuta un vero  e proprio “slogan elettorale” per i candidati alle prossime amministrative, i pareri sono stati quasi  unanimi: “Non è per niente positivo questo fenomeno”, e ognuno degli intervistati ha espresso diverse angolazioni e punti di vista.

Chi con toni  più sarcastici, chi con toni più “rassegnati”,   le risposte raccolte sono state le seguenti:
“I candidati sindaco hanno paura di non farcela e schierano l’esercito della salvezza. In questa maniera raccolgono voti –  ci dice un trentenne sul web –  visibilità, qualche soldino e notti più serene, mettono candidati da 10 voti promettendogli solo i buoni benzina.”

Credo che il problema sia la mancanza di personaggi di un certo calibro, con programmi largamente condivisibili. Per ovviare a questo  – sostiene una nostra giovane lettrice – si cerca di riempire le liste approfittando di giovani e personaggi in vista, che tendenzialmente possono portare voti. Ormai la politica locale si basa esattamente sul reclutamento di persone con contatti e non sulla condivisione dei programmi e progetti per il futuro. E poi c’è la compravendita di voti ma è un’altra storia.”

C’è chi invece la pensa diversamente elaborando un pensiero più socio-educativo e  associando il fenomeno del “moltiplicarsi dei candidati” proprio al  voto di scambio: “ La proliferazione di liste, ciascuna con 32 candidati la vedo come una degenerazione della politica – ha affermato uno dei membri del comitato Salviamo le periferie –  e sicuramente un ulteriore motivo che ha contribuito ad innalzare un muro sempre più invalicabile con la società cosiddetta civile. Questo crea inevitabilmente le basi per raccogliere un consenso in maniera artificiosa e spesso definito “voto di scambio”. A mio avviso occorrerebbe una profonda revisione del sistema, ma alla base deve esserci una revisione di tutto il mondo della politica e della cultura ed educazione civica dei cittadini. La domanda a cui è estremamente difficile trovare una risposta è: “cosa possono fare i cittadini per cambiare questo stato di cose?” esercitiamoci tutti nell’individuazione di una risposta.”

Un sessantenne della piccola e limitrofa  Margherita di Savoia,  ha sostenuto : “Ma non è mica normale che per quattro gatti si sono candidati in sette! Sono tutti pilotati. Non credo promettano posti di lavoro perché il lavoro non c’è, e poi non lo possono promettere a tutti!”.

“Le solite magagne politiche – esclama una trentenne. I candidati sanno di  essere delle pedine non spendono un centesimo ma portano voti  – ha proseguito un cinquantenne – può essere una questione di democrazia magari sarebbe opportuno fare delle leggi che vadano a favore dell’alternanza.”

Questi ragazzi che si candidano se sapevano fare lavori manuali, non cercavano un “posto al sole” al consiglio comunale; non sanno fare niente, nemmeno gli artigiani, quindi si rifugiano nella politica – ha incalzato un padre di famiglia 45enne –  Alla fine non sono loro a  candidarsi  ma sono i politici che li invitano a candidarsi, questa è la generazione del futuro “mai” e non sanno più cosa fare e dove andare a sbattere la testa, il sistema scolastico deve cambiare e favorire i ragazzi nel mondo del lavoro.”

Dichiarazioni di un pubblico trasversale formato da uomini e donne di diverse età e estrazione sociale, ma dietro ad ognuno di loro si nasconde tanta rabbia e voglia di cambiare davvero un sistema sociale sbagliato e ipocrita;  sarà mai possibile?

Dora Dibenedetto

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