Primo Maggio nella Bat: le riflessioni “scomode” dell’Assessore Giovanni Patruno

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“In occasioni di feste come quella della 1 maggio è facile cadere nella retorica tradizionale e così si festeggia tutti e tutto per non riconoscere i meriti di nessuno.  Non è più il tempo del “sei politico a tutti i lavoratori”, ma il tempo di congratularsi con chi lavora con la voglia di farlo, perché tiene alla propria famiglia alla sua azienda e alla sua nazione, e chi lavora facendo lo stretto necessario perché convinto che c’è sempre qualcuno che farà anche la sua parte.
A questi ultimi – ha sottolineato Patruno – vorrei presentare uno per uno quanti hanno perso il lavoro a causa di una crisi che morde e non demorde, che costringe, aggiungo per fortuna, un ultraottantenne Capo dello Stato a non farsi da parte con grande senso delle istituzioni perché la nazione ha ancora bisogno di lui.
A quei lavoratori- aggiunge – che alla prima litigata con il caporeparto, con il piccolo imprenditore, presentano un certificato medico utilizzando l’assenza quale ritorsione, vorrei ricordare quanti vorrebbero stare a loro posto e godere della malattia e delle ferie retribuite e di quelle garanzie che lo stato sociale ancora offre.
Il 1 maggio non vorrei ricordare i lavoratori lavativi che della pausa caffè fanno l’attività principale della mattina, ma quelli della Farmacia che di fronte alla necessità di dover licenziare l’ultimo assunto decidono di autoridursi lo stipendio per mantenere un posto di lavoro, un collega, un’altra famiglia.
Il 1 maggio  – afferma ancora l’ Assessore – vorrei ricordare quella mamma di due figli separata della mia città, che pur di mantenere il posto di lavoro accetta di recarsi all’estero per conto dell’azienda per cui lavora quando glielo richiederà, e non il lavoratore che già 3 anni prima della pensione, ad ogni incarico impegnativo, comincia a rifiutare intonando il ritornello che tanto ormai è prossimo alla pensione.
Il 1 maggio vorrei ricordare i lavoratori che meritano di essere ricordati e non tutti indistintamente, così vorrei ricordare le lavoratrici del crollo di Barletta, il carabiniere ammazzato in Campania, le due dipendenti uccise della Regione Umbria, i carabinieri feriti davanti a Palazzo Chigi, i due marò reclusi in India.
Voglio ricordare che esiste un’Italia di donne e di uomini che non fanno notizia perché sono straordinariamente normali, svegliandosi al mattino per percorrere per ore strade intasate, mezzi pubblici affollati che li porteranno al lavoro senza lamentarsi della sedia ergonomica, perché costa troppo, e senza pensare a precostituirsi le prove per “la causa di servizio” che tra qualche anno proporrà perché lo fanno tutti.
Il 1 maggio è la festa di quel piccolo imprenditore che per non darla vinta alla crisi mantiene i livelli occupazionali non licenziando nessuno dei 3 dipendenti, ma stipulando con loro un patto di sangue che nessun contratto collettivo di categoria ha ancora previsto. Il 1 maggio  – continua Giovanni patruno – è anche la festa di chi il lavoro lo ha perso e non per questo abbandona la propria famiglia, si dà alle macchinette mangia soldi o ai gratta e vinci, ma continua con estremo pudore a cercarlo adattandosi in tempi di crisi, cosciente che la serietà, la capacità e la volontà nel lavoro sono come il tempo cioè galantuomini e ti restituiscono sempre quello che prima ti hanno tolto.
Il 1 maggio il mio pensiero va a quei lavoratori che non fanno notizia perché assolutamentestraordinari nella loro normalità, perché in fondo sanno di essere dalla parte giusta e che prima o poi la nostra Italia ripartirà con o senza l’Europa perché la nostra storia millenaria ci conferma che in fondo siamo ricchi di estrosità, competenze ed inventiva che nessuno mai potrà copiare e che ci siamo sempre rialzati con la schiena dritta.
Il mio pensiero va a tutti loro” conclude.

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