Barletta, proposte ai futuri amministratori. L’associazione “Wolakota”: «Stop consumo territorio, sì censimento immobili inutilizzati»

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In merito pubblichiamo una lettera aperta a firma del presidente dell’associazione culturale locale “Wolakota”, Ugo Barbaro, il quale invita i futuri amministratori a dare un segnale decisivo nella direzione di un’inversione di rotta, per fermare il consumo scriteriato del territorio a vantaggio del recupero del patrimonio immobiliare già esistente.

“A Barletta, in maniera irresponsabile e sconsiderata, si costruisce ancora senza criterio e senza preoccuparsi del futuro. Basti guardare le periferie della città, diventate veri e propri quartieri dormitorio senz’anima, dove in alcuni casi vengono a mancare i servizi essenziali.

Tutto ciò porta inesorabilmente ad un consumo eccessivo del territorio, che è una problematica cruciale, sia dal punto di vista ambientale ma anche economico, dal momento che Barletta è una città che punta ad uno sviluppo turistico da un lato, ed agricolo dall’altro.

Ad oggi chi ci amministra affronta solo aspetti più marginali, non guardando il problema nella sua totalità. Quando invece il consumo del territorio potrebbe essere fermato, puntando in maniera ferma al riutilizzo di quella parte del patrimonio immobiliare presente in città, che rimane invece abbandonata a se stessa.

Esiste, infatti, un numero elevato di strutture private tipo uffici, appartamenti e capannoni industriali inutilizzati. Un esempio è la ex Cartiera, che in seguito alla sua dismissione, avvenuta negli anni ’80, versa in stato di degrado. Mentre c’è chi spera nel suo abbattimento, confidando in una modifica della sua destinazione d’uso da artigianale a residenziale per costruire nuovi edifici privati.

Numerosi anche gli esempi nel settore pubblico, che in alcuni casi versano in uno stato di vero abbandono. Visibile a tutti è certamente la Villa Bonelli, struttura del 1700, che dai primi del ‘900 versa in una situazione di declino. Nel 2008 ci sono stati solo dei lavori di riqualificazione del parco circostante e da tempo il Comune ha previsto in bilancio fondi per la ristrutturazione della palazzina, senza mai essere stata avviata. Oppure la ex Distilleria, complesso di fine ‘800, recuperato solo in una parte esigua, ma il cui storico corpo centrale è in situazione di totale abbandono. E ciò nonostante, il Comune non ha mai avviato un’opera di risanamento e restauro di questa importante struttura, malgrado sia evidente a tutti la sua urgenza.

Negli anni ’90 era previsto di destinare l’area dell’ex Distilleria ad un vasto piano di edilizia privata, ma grazie all’azione attenta di alcune associazioni culturali e ambientalistiche si è riusciti a far sottoporre la struttura al vincolo di tutela da parte del Ministero dei Beni Culturali, impedendone l’abbattimento e spingendo l’amministrazione comunale ad acquistarne la proprietà, trattandosi di un prezioso esempio di archeologia industriale.

È dotato il comune di Barletta di un censimento dettagliato relativo al patrimonio edilizio inutilizzato? Se sì, è possibile visionarlo in maniera pubblica, in modo da interessare cittadini e associazioni allo scopo di aprire un dibattito sui possibili riutilizzi di questi spazi?

Quello che voglio chiedere a chi governerà Barletta è di provvedere ad una necessaria e non più rinviabile opera di “censimento del patrimonio edilizio” in termini di abitazioni vuote, capannoni, uffici e negozi non occupati da attività e comprovati da effettivi consumi di acqua, gas, ed elettricità, in modo da utilizzare i dati raccolti per riconsiderare ogni tipo di pianificazione urbanistica futura.

La nuova amministrazione di Barletta deve avere come obiettivo un nuovo modello di società ecologicamente sostenibile, promuovendo il cambiamento dei consumi e dei modi di produzione, impegnandosi senza sosta a fermare la cementificazione del nostro territorio”.

 

 

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