Canone Rai? Per la L.A.C. di Andria “Non vali più di un euro”: iniziativa di protesta

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Ma quale sarebbe il motivo di questa presa di posizione? “Come ogni anno,  si è messa in moto l’offensiva della macchina mostruosa di mamma Rai per la riscossione dei miliardi di euro del canone per pagare lauti compensi a molti giornalisti la cui storia è stata scritta e riscritta, i quali utilizzano la loro immagine pubblica per approdare in comodo lidi politici con candidature, nomine certe ed importanti cariche sicure anche all’interno della stessa Rai”, esordisce Vincenzo Santovito, presidente LAC.

“Questa è la categoria dei sempre nominati, sia in professione che in politica e fanno i mezzibusti pagati con i soldi dei contribuenti al punto che nonostante le stive delle navi piene di soldi che giungono nelle casse annualmente, l’Azienda piagnucolona è sempre in crisi proprio perché deve dispensare i lauti compensi per mantenere una macchina burocratica e soprattutto politica e politicizzata costituita da spartizioni clientelari che superano qualsiasi immaginazione.

Un sistema talmente ben collaudato che mette insieme, spesso confondendone ruoli e compiti, la suddetta categoria con quella dei loro padri, padroni e padrini politici con cui stanno bene attenti che il bel giocattolo non si rompa.

Basti seguire a tutte le ore, su tutti i canali e in qualsiasi fascia, loro sono sempre lì, con le facce di bronzo a negare tutte le malefatte che hanno ridicolizzato e infangato l’immagine della bell’Italia nel mondo.

Oggi dicono di non esserne responsabili ma i cittadini sanno che è vero il contrario.

Si ripropongono con la consueta e solita faccia tosta senza pudore e senza un minimo di pentimento.

Quelle facce di bronzo talmente ossidate che null’altro potrebbe scalfirle, specie quando sono anche rifatte.

Per tutto questo ma anche per molto altro la Libera Associazione Civica Andriese invita tutti i contribuenti non ad evadere il canone ormai diventata tassa di possesso, come peraltro accade ormai in tutto il sistema visto che si impone una tassa per ogni cosa che possediamo e non per l’utilizzo che se ne fa o per i servizi ricevuti attraverso il pagamento della medesima, ma a versare un solo euro in segno di civile protesta.

Se la Rai intende recuperare il resto della somma deve prima dimostrare di meritarla, allontanando tutti manovratori e i servi sciocchi del sistema e poi deve garantire che accanto ai rappresentanti dello sfascio politico italiano ci siano, di volta in volta, a dialogare ed interloquire con essi in televisione, i rappresentanti della società, i cittadini, il popolo e non i soliti noti ormai imbrigliati nel sistema arrugginito.

Sappiamo che queste proposte sono scomode e inaccettabili per coloro che non sanno cosa sia la Democrazia ma noi proviamo a stimolare, a eccitare, ad esortare, ad incitare, a pungere e a spingere, nella speranza che qualcuno intraprenda iniziative simili per farne battaglie comuni di civiltà perché in ballo c’è l’interesse collettivo e generale dei cittadini”.

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