Presidente Ventola su riordino Province: «Giusta fine di una riforma incostituzionale»

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«Tuttavia – ha poi proseguito il Presidente Ventola aggiornando l’assemblea sugli ultimi risvolti in tema di riordino delle Province – anche senza la conversione in legge del Decreto, resta in vigore l’articolo 23 della Legge Salva-Italia, che declassa le Province ad enti di secondo livello, trasferendo molte delle proprie competenze alle Regioni. Insomma, si corre seriamente il rischio di creare ulteriore confusione ad una situazione già parecchio ingarbugliata. Confido nel buonsenso di tutti per l’abrogazione dell’articolo 23, nella parte che riguarda le Province, o, in alternativa, che la sua attuazione sia differita al 1 gennaio del 2014: sarebbero queste le soluzioni più opportune per non massacrare ulteriormente le Province italiane».

Altro tema particolarmente delicato, di cui si è discusso nel vertice dell’Upi di ieri, è quello dei trasferimenti statali agli enti locali.

«Nel 2013 le Province italiane subiranno un taglio quantificato in circa un miliardo e duecento milioni di euro, il che significa che solo alla nostra Provincia verranno sottratti quattro milioni e duecentomila euro – ha spiegato il Presidente Ventola -. Questo significa condannare all’agonia gli enti locali e sottrarre altri servizi ai cittadini: non oso immaginare le difficoltà cui dovremmo far fronte in sede di approvazione del prossimo Bilancio, se davvero questi tagli dovessero concretizzarsi».

Il futuro delle Province italiane, almeno per il momento, sembrerebbe salvo, ma il tema della revisione della spesa pubblica rimane attuale.

«Mi auguro – ha poi concluso il Presidente della Provincia Francesco Ventola – che il prossimo Governo, democraticamente eletto dal popoloitaliano, sia davvero in grado di mettere mano ad una riforma seria e concreta, che possa garantire una maggior autonomia agli enti locali (quelli più vicini ai cittadini, come i Comuni e le Province), tagliando i veri sprechi che proliferano nel nostro Paese, a cominciare dalle migliaia di enti intermedi di diramazione regionale e nazionale, composti da persone nominate e non elette che guadagnano cifre spropositate di danaro pubblico».

 

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