Bisceglie, Camero: «Stop al declino della Casa Divina Provvidenza»

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“Ai primi di giugno di quest’anno occupandomi, in qualità di Assessore Provinciale alle politiche del Lavoro, della situazione della CDP, proposi un progetto di risanamento che, ove accolto, avrebbe portato non soltanto sollievo alla grave situazione debitoria della Casa, ma avrebbe garantito anche il rilancio della struttura. Lo ricordiamo brevemente.

La proposta partiva dalla considerazione che la gestione della sede di Potenza evidenziava un attivo e che, se posta in vendita – come peraltro già avvenuto a suo tempo per quella di Guidonia – avrebbe potuto trovare acquirenti (Angelucci, Rotelli, Fondazione Maugeri, CBH, ecc.) ed il ricavato sarebbe risultato prezioso per ripianare la situazione debitoria dell’Ente. Altresì proponemmo la separazione delle gestioni di Bisceglie e Foggia ed una netta distinzione tra la proprietà della struttura, che sarebbe rimasta in capo alla Congregazione e la gestione di Unità e Reparti, che avrebbero potuto affidarsi ad aziende specializzate.

A distanza di sei mesi dobbiamo constatare che l’atteggiamento di chiusura della CDP verso ogni proposta, ha soltanto prodotto l’effetto di peggiorare la situazione, con grave rischio per centinaia di lavoratori, che sono esposti al licenziamento, per la stessa struttura, che sta per disperdere il patrimonio di esperienza accumulata in un secolo di storia, per gli ammalati, sempre più dimenticati nella strategia nichilista posta in essere dalle Ancelle.

Come preannunciato, l’impossibilità di trovare una valida via d’uscita, più che nella critica situazione in sé, permane negli interlocutori, ovverosia, nella Direzione Generale, che mira ad ottenere il concordato preventivo per rimanere in sella e per mantenere la disponibilità dei beni, realizzando quel “piano di tagli” con il licenziamento collettivo di n. 587 lavoratori su n. 1.904 unità, ad un ridimensionamento della struttura, prodromico ad un disimpegno progressivo che porterebbe, nel giro di pochi anni, alla chiusura definitiva dell’Ente.

La conferma a questi timori ci viene dall’atteggiamento reticente della CDP che, anche nel corso di un confronto con le Organizzazioni Sindacali tenutosi a Bari in Regione, ha respinto la richiesta di fornire maggiori informazioni circa la situazione di crisi ed in ordine alle ragioni dei licenziamenti. Un comportamento intollerabile quando è in gioco il futuro di tante famiglie, che non rende credibile il piano di risanamento – di cui si sa ancora ben poco – presentato al Tribunale di Trani congiuntamente all’istanza di concordato preventivo in continuità d’impresa.

E’ un momento di estrema confusione e l’atteggiamento della CDP non aiuta certo a far chiarezza. Pende ancora l’istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica. E’ incerto l’accoglimento dell’istanza di concordato preventivo. E’ stata prospettata anche l’ipotesi di un coinvolgimento del Governo Nazionale nell’ottica di una amministrazione straordinaria dell’Ente.

Se poi, a questo quadro poco rassicurante, aggiungiamo la notizia del blitz del mese scorso ad opera del Nas, a seguito del quale sembrerebbe che i vertici della CDP siano indagati per associazione a delinquere per peculato e truffa ai danni della Asl, dobbiamo convenire che l’equipe medica meno indicata per guarire l’Istituto dai suoi mali è proprio l’attuale establishment.

Al punto in cui ci troviamo, è quanto mai auspicabile un deciso ed autorevole intervento esterno, che impedisca alla CDP di portare a termine il disfacimento di un patrimonio della città, sulla cui validità non possono esserci riserve.

Un piano di rilancio è ancora possibile, occorre partire, come suggerito a giugno scorso, dalla vendita dei gioielli di famiglia, cioè dalla sede di Potenza. Occorre programmare e prevedere un piano di servizi in grado di intercettare le risorse necessarie. La Regione deve procedere senza indugi ad una riclassificazione dei degenti dell’Ortofrenico, con il riconoscimento di patologie aderenti all’indagine nosologica. Varierebbe così anche l’importo della diaria attualmente corrisposta per singolo ammalato.

I temi della riconversione e del rilancio aziendale devono affiancarsi ai benefici rivenienti dagli ammortizzatori sociali, per scongiurare la chiusura dell’Istituto, con ripercussioni devastanti anche per l’indotto, come la vertenza “Ambrosia” ci ricorda.

La struttura rappresenta un complesso autonomo, che deve continuare a svolgere un ruolo di primissimo piano come presidio socio-sanitario od esclusivamente sanitario, di facile accesso anche per i comuni viciniori, che renderebbe superfluo ogni altro progetto faraonico. Se tutte le parti in conflitto esaminassero la situazione con serenità, avendo l’intento del bene comune, anziché difender ad oltranza posizioni unilaterali insostenibili, potrebbe trovarsi più di un motivo per rilanciare il grande nosocomio biscegliese, trasformandolo in un presidio sanitario di eccellenza”.

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