Trani, bimba affetta da sordità rifiutata dalle suore all’asilo

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A gennaio 2012 la piccola viene iscritta presso una scuola privata paritaria gestita da religiose. Intanto, in seguito a controlli sanitari, i genitori  vengono  a conoscenza del fatto che la bimba è affetta da una gravissima sordità bilaterale. Si sono rivolti quindi alla struttura scolastica gestita dalle suore, per informare della vicenda ed ottenere conferma della disponibilità ad accogliere la bambina; i responsabili della struttura hanno dato assenso. Ma solo dopo due giorni di scuola l’insegnante/educatrice che si sarebbe dovuta occupare della piccola comunica alla mamma di non essere in grado di sostenere una situazione sì fatta, perché la patologia da cui è affetta avrebbe comportato notevoli “responsabilità” di cui non intendeva farsi carico.

Quindi i genitori si sono rivolti nuovamente all’insegnante e direttamente alla suora responsabile della struttura, assicurando che avrebbero potuto offrire tutto il proprio sostegno, materiale (in termini di compresenza in aula o di supposto o ausilio di qualsiasi genere) ed economico (mediante una eventuale contribuzione integrativa delle già gravose spese di retta scolastica) pur di garantire alla propria figlia la frequentazione dell’asilo, sollecitando altresì la scuola privata ad interessare le strutture pubbliche preposte, per ottenere l’insegnante di sostegno prevista dalla legge per i fanciulli affetti da disabilità.

E’ agevolmente intuibile per chiunque che per una bambina con una limitata capacità uditiva le difficoltà di apprendimento sono maggiori e l’inserimento in una struttura scolastica dell’infanzia è indispensabile per tentare di colmare il prima possibile e nel minor tempo possibile i deficit nell’uso della parola e quindi nell’apprendimento. Ma ogni preghiera è rimasta inascoltata.

Questa situazione, dai risvolti paradossali, si è ulteriormente aggravata quando lo stesso giorno in cui la bambina è stata allontanata dalle suore i genitori si sono rivolti alla struttura pubblica. Pur avendo apprezzato un’elevatissima sensibilità, competenza e professionalità nella cura di bambini, in particolare di quelli affetti da disabilità simili a quelle della piccola, la definizione delle dotazioni organiche e degli assetti strutturali impediva ai responsabili della struttura scolastica pubblica di accoglierla ; ovviamente se la bambina fosse stata iscritta prima – e quindi se le suore avessero comunicato prima che non avrebbero accolto una bambina con quella patologia, la bimba avrebbe trovato agevolmente una collocazione nelle strutture pubbliche, con tutta l’assistenza che la legge riconosce in favore dei bambini affetti da disabilità.

In tale situazione, di inaudita tristezza per il trattamento riservato alla piccola alunna,  il tempestivo intervento dell’Amministrazione comunale di concerto con l’Ufficio Scolastico Regionale ha posto fine ad un’ingiustizia sociale sostanziatasi in una vera e propria discriminazione consentendo che la bambina, pur se con quasi due mesi di ritardo, fosse inserita in una struttura scolastica per l’infanzia pubblica. 

Michele Noviello

 

 

 

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