Barletta, la piaga della violenza sulle donne: a colloquio con l’avv. Pasquino, mediatrice familiare dell’Osservatorio “Giulia e Rossella”

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Nel nostro Paese la violenza domestica incide fino all’87% dei casi di aggressione nei confronti delle donne: i responsabili sono i mariti nel 36% dei casi, i partner nel 18%, altri parenti nel 13% delle violenze e i figli nell’11%. Le situazioni di tensione degenerano in molti casi quando la famiglia si divide, durante le liti che accompagnano il delicato momento della separazione.

Di certo un valido sostegno alla tutela di  donne e molto spesso anche di minori che nelle proprie case assistono ogni giorno a scene di indicibile brutalità viene offerto  dai centri antiviolenza , presenti su tutto il territorio  nazionale ; i quali, nonostante non ricevano un adeguato sostegno da parte  delle  istituzioni,  perseverano  nel loro intento divulgando la cultura della “Non Violenza”.

A tale proposito,  anche in virtù dell’imminente giornata internazionale dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, datata 25 novembre,  abbiamo  ritenuto opportuno approfondire questa tematica con l’avv. Laura Pasquino, mediatrice familiare dell’Osservatorio centro antiviolenza “Giulia e Rossella” di Barletta.

D: Lei si occupa di mediazione familiare presso l’Osservatorio Giulia e Rossella, essendo a sua volta anche un avvocato; esattamente in cosa consiste la sua attività, e quali sono i punti i punti di forza e i limiti che puntualmente riscontra nella sua professione di mediatrice?

R: “La mediazione familiare è sempre stata ad appannaggio di pochi, qui all’osservatorio la facciamo gratuitamente .La mediazione favorisce l’istituto dell’affido condiviso o della bigenitorialità , sancito dalla legge del 2006 ma  laddove, così come accade nella maggior parte dei casi che trattiamo, esiste un forte attrito fra gli ex coniugi che vedono il figlio minore come una sorta di trofeo da conquistare, la legge 2006 non tutela di certo il minore conteso fra i genitori ognuno dei quali vanta dei diritti equi sul figlio; questo pertanto non fa altro che inasprire  ancora di più i rapporti.

La legge auspica del resto che ci sia sempre un accordo di mediazione fra i coniugi, anche se non la rende obbligatoria nei in cui sussistano comprovate ragioni patologiche, per cui uno dei due genitori non può vantare gli stessi diritti dell’altro genitore sul proprio figlio. Anche se molto spesso è difficile dimostrare al legale che poi pone in essere la pratica di affido i reali motivi per cui il minore non dovrebbe assolutamente avere rapporti con il genitore patologico. A tal proposito,  con l’associazione nazionale Di.re (donne in rete che racchiude tutti i centri antiviolenza presenti in Italia) stiamo muovendo una vera e propria battaglia legale che possa tutelare ulteriormente i minori. Dunque la prassi vuole che la mediazione affianchi parallelamente l’iter legale.”

D: L’evento che si terrà il 16 novembre presso la sala rossa del castello di Barletta il cui titolo è: “ Voce del verbo amare uscire dalla violenza si può”, durante  il quale si terrà un convegno che affronterà la tematica relativa agli :” Strumenti di tutela e prevenzione della violenza di genere e spunti di criticità”, anticipa  in qualche modo il 25 novembre ovvero la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per la quale del resto l’osservatorio sta organizzando ulteriori iniziative qui a Barletta. Negli ultimi tempi a Barletta, e nella BAT, si è di fatto  registrato un calo degli episodi di violenza domestica intrafamigliare? A fronte  anche  del vostro costante e quotidiano lavoro svolto presso l’Osservatorio, e a seguito delle vostre  campagne di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne?

R:“In realtà non c’è né un aumento né un calo ma è una Triste Costante, purtroppo, e ciò è dovuto anche, come già accennavo, ad una scarsa attenzione alla tematica  da parte delle istituzioni e delle cariche politiche. Sì, in un certo senso l’evento che si terrà venerdì anticipa in qualche modo la giornata internazionale del 25 novembre; la cosa che più mi entusiasta è che in occasione dell’evento del 16,   quindici nostre utenti beneficiare del corso promosso dalla provincia  “Cre- attività , impara l’arte e non metterti da parte” in partnership  con l’ IPSIA Archimede di Barletta e finanziato dal fondo sociale europeo, esporranno presso la Sala rossa alcuni manufatti artigianali realizzati con le proprie mani  durante il corso; questo per noi dell’osservatorio rappresenta una grande vittoria, nel vedere queste donne rimettersi in gioco e cercare di ritrovare un’ autostima persa a causa degli abusi subiti.

Per di più  anche con le ragazze della sezione barlettana del “Se non ora quando” abbiamo organizzato,  in virtù del 25 novembre, un concorso fotografico a cui farà seguito l’allestimento di un piccola mostra che servirà ad esporre  gli  scatti selezionati più significativi,  che riescano a  mettere in luce la tematica della non violenza; il tutto sarà poi anticipato, sabato 24 alle ore 19, da un flash mob presso piazza cattedrale qui a Barletta, sempre con il nostro accorato intento di dare voce e sensibilizzare la cittadinanza all’annosa questione.”

D: In tutti questi anni, circa 13, da quando Lei  collabora con l’osservatorio, ha potuto valutare diversi casi di violenza non solo su donne, ma molto spesso anche su minori; quali a suo avviso potrebbero essere le cause legate a fattori di natura sociale psichica ma forse anche culturale, che determinano innumerevoli episodi di violenza fra le mura domestiche?

R:“Credo che il tutto dipenda da una forte connotazione culturale; molto spesso dove c’è una donna che subisce abusi e maltrattamenti c’è sempre un minore che assiste e  apprende un “copione sbagliato” questa è pertanto la cosiddetta “violenza assistita”; quel bambino sarà un futuro uomo che intenderà la donna come oggetto  e nel caso si tratti di una bambina sarà invece una futura donna convinta che in quanto tale  è naturale e quasi scontato che debba subire violenza.

Tutto ciò può non succedere più solo se si innesca  un meccanismo preventivo, quindi si ponga in essere  una vera e propria “prevenzione”  ispirata  alla cultura della non violenza,  specie mediante giornate a tema da tenersi nelle scuole (noi dell’osservatorio abbiamo già tenuto degli incontri)  che aiutino  a diffondere  fra i ragazzi una cultura più sana e civile.

D: Crede che riusciremo mai a sconfiggere questa piaga?  E quando?

R: “Come accennavo, niente spero sia impossibile se si innesca un processo di  prevenzione e se soprattutto, sottolineo, le istituzioni e la politica si facessero portavoce di tali tematiche. C’è scarsa attenzione da parte di quest’ultime  per la salute delle donne; la legge sullo stalking per esempio rappresenta di sicuro uno strumento in più  per la tutela delle donne ma non è di certo risolutiva per debellare definitivamente tale piaga”.

Dora Dibenedetto

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