Barletta, le ferie di Attolico. Il centrodestra: «Maffei spieghi ai cittadini l’urgenza degli atti costati 35 mila euro»

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Quali sono state le straordinarie esigenze amministrative che hanno indotto il primo cittadino Maffei a non concedere il riposo feriale al dott. Attolico per un così lungo periodo, chiedono gli esponenti del centrodestra locale.  Sia il sindaco a chiarirlo, rendendo nota alla cittadinanza la mole di provvedimenti urgenti prodotti in questi anni in tali periodi.

Pubblichiamo integralmente la nota, sottoscritta dai consiglieri comunali del centrodestra barlettano: “Il minatore russo Stachanov? Un lavativo, non reggerebbe certo il confronto con il dirigente dello Staff del Sindaco di Barletta, dott. Sandro Attolico. Cinque anni di ferie non godute, per un totale di 134 giorni (in media 27 all’anno sui 27 spettanti, escluse le festività), significa a conti fatti essere rimasto a disposizione dell’amministrazione, tra “le sudate carte”, anche in piena estate.

Una rinuncia al meritato riposo annuale che, immaginiamo, debba aver inciso notevolmente anche sugli equilibri familiari del novello campione nostrano di efficienza amministrativa; al quale il primo cittadino, nonostante reiterate richieste del dirigente, come si evince dalla determina dirigenziale che gli riconosce oltre 35 mila euro di compenso sostitutivo, ha sempre negato il diritto sancito dalla Costituzione per “indifferibili esigenze dell’ente connesse alla delicatezza degli atti da adottare”.

E con questa motivazione veniamo al cuore della vicenda: ripercorrendo la cronologia dei provvedimenti adottati dall’efficientissimo staff nei periodi che sarebbero dovuti essere feriali, dovremmo riscontrare la presenza di atti memorabili, fondamentali, imprescindibili per la sopravvivenza dell’istituzione comunale, tali da legittimare la sospensione di un diritto cardine, quello al riposo feriale. Principio sancito agli albori del riconoscimento giuridico dei diritti dei lavoratori e inglobato nella Carta costituzionale in quanto ispirato da ragioni di ordine pubblico connesse con l’esigenza di tutelare l’integrità fisica e psicologica del prestatore di lavoro, il quale non può rinunciarvi.

Eppure, per ben cinque anni pare invece che il dott. Attolico sia stato ostaggio dell’amministrazione, costretto a lavorare senza soluzione di continuità e senza possibilità di ristoro fisico e mentale. Facile ipotizzare il livello di stress accumulato, ma per “il bene della Patria” questo ed altro, evidentemente.

Il punto è dimostrare quali siano state le “esigenze indifferibili e delicate” che hanno indotto il Sindaco Maffei a porre sui piatti della bilancia da un lato il depauperamento delle casse pubbliche di ben 35 mila euro e dall’altro l’improcrastinabilità di taluni atti; facendo pendere la bilancia verso la prima opzione. A fronte di 35 mila euro aggiuntivi di uscite, il mancato rinvio di alcuni provvedimenti per i pochi giorni di ferie che sarebbero regolarmente spettati, ha comportato reali e quantificabili vantaggi e benefici all’ente comunale?

Solo in tal caso sarebbe giustificato in termini di corretta gestione amministrativa, ispirata ai principi di efficacia, efficienza ed economicità, quest’ultimo cadeu del Maffei-bis. Sia dunque il primo cittadino a chiarire, cronologia alla mano, la natura dei provvedimenti adottati a fronte di questi ulteriori costi sostenuti dalla collettività. E’ un atto dovuto, in termini di trasparenza, dal quale il sindaco non potrà esimersi.

Infine, chiarisca Maffei quanti sono ancora i dirigenti che, sulla base di questo precedente, potranno esigere dall’amministrazione il pagamento di ferie non godute, stante il fondato timore che il caso Attolico possa dare la stura a una serie di richieste economiche di entità al momento non quantificabile”.

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