Andria, riforma province e addio alla Bat. Montaruli: «Cittadini disinteressati della questione»

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A mettere in evidenza questo dato è Savino Montaruli: “Sembra essere una partita tutta giocata politicamente con scambi di accuse reciproche e di risentimenti personali. Sarà questo o forse sarà la reale mancata integrazione tra istituzioni locali, comuni in primis e l’Ente Provincia a causare un evidente e ancora oggi fortissimo disinteressamento da parte dei cittadini rispetto al futuro della Sesta Provincia. In verità ora, e solo ora che pare definito l’accorpamento della Bat alla Provincia di Foggia […], si avverte un senso di modesta, flebile, impercettibile e inconsistente “ribellione” da parte di gruppi di cittadini in alcune città interessate.”

Gli unici interventi dei movimenti politici e dei partiti hanno avuto il solo scopo di accaparrarsi voti in vista dell’imminente campagna elettorale. Per questa ragione l’Ente Provincia è sempre sembrato distante dalle necessità dei cittadini. È mancata un’opera di comunicazione e informazione circa competenze, compiti e funzioni dell’Ente. Montaruli fa notare che con la soppressione della Provincia si va a negare la ragione d’essere anche di Prefettura, Questura, Camera di Commercio e in un periodo di crisi sociale come questo una mancanza del genere non può che destare preoccupazioni.

Chiosa Montaruli: “Alla fine di tutto ciò rimangono rammarico e delusione; rammarico per non essere stati in grado di essere lungimiranti, superando i localismi finalizzati al mantenimento ristretto di cerchie di potere impedendo un allargamento della Provincia, quando ciò era possibile, anche in termini territoriali; delusione per non essere riusciti a completare in tempi “ragionevoli e moderni” la realizzazione di quelle strutture, come appunto la Questura, che comunque avrebbero dotato il territorio di opere e organizzazioni che, al di la della soppressione degli “uffici”, sarebbero rimaste a vantaggio delle Comunità. I tempi della politica, si sa, sono cosa diversa da quelli della realtà e a causa di questo persistente deficit sono passate sotto i nostri occhi tantissime occasioni mai sfruttate e vanificate. Di questo se ne parla sempre molto poco e si rischia di realizzare la scuola dell’infanzia quando il bambino è già studente universitario.

Michele Noviello

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