Andria, muri imbrattati ripuliti da un “uomo gentile”: le foto di “Io ci sono!”

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Nel mettere in evidenza quanto succede l’Associazione dice: “ Non sappiamo se sia arte, vandalismo o cos’altro ma sicuramente quelle scritte e quei simboli non sono graditi a tutti e non sappiamo a chi possano esserlo. Ad esempio sicuramente non lo sono ai titolari di negozi che dalla sera alla mattina si ritrovano le serrande dei propri esercizi commerciali “imbrattate” e da ripulire, sostenendone il relativo costo dell’operazione”.

Mezzi per prevenire questa “artistica” forma di inciviltà ce ne sono, ma ad oggi non hanno certo scoraggiato tutti questi moderni “Caravaggio”; ricorda “Io Ci Sono!” che: “Sempre di più da molti anni le città sono protese alla realizzazione di impianti di videosorveglianza generalizzata ma probabilmente il modo per affrontare il caso non è quello o almeno non può essere solo quello, visto che gli “autori” se ne fregano della loro presenza come di quella dei passivi cittadini che guardano e passano.”.

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L’esempio principe di questo stato di degrado che non solo è di tipo ambientale, ma anche morale, è il caso della distruzione del monumento a San Francesco in Piazza S.M. Vetere fatto erigere dall’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra; per l’Associazione “un simbolo di quella sottomissione della nostra società ai vandali.”

Tuttavia non manca una nota positiva: da giorni per le strade di Andria si aggira un “uomo gentile” (così lo definisce l’Associazione) che, stanco di vedere la sua città sempre più simile ad una discarica a cielo aperto, ha impugnato una scopa e svolge per molte ore al giorno quel compito che tutti hanno dimenticato. Si è dimenticato che il rispetto per l’ambiente che si vive, per gli ambienti delle nostre città, è alla base del vivere civile.  Così, sopperendo anche a qualche carenza pubblica di troppo, l’ ”uomo gentile” spazza senza curarsi di chi lo guarda in modo distaccato e scettico. Solo chi ama la propria città potrà amare la storia di essa e la storia  accresce il senso di appartenenza ad una comunità. Non servono impianti di videosorveglianza per arginare il problema; serve un’azione di recupero etico- culturale che soltanto la scuola può dare. Pertanto ai vandali si consiglia di tornare a scuola.

Michele Noviello

 

 

 

 

 

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