Andria, “Cercatori della Verità” con Carlo Taormina e Attilio Romita: le foto

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Nel salotto allestito nel Teatro dei Salesiani venerdì 19 ottobre, a snocciolare argomenti uno dietro l’altro, in sequenze fittissime di immagini di attualità, sono stati l’avvocato Carlo Taormina e il giornalista Attilio Romita. Entrambi una laurea di giurisprudenza in tasca, entrambi maestri di professionalità dalla vita avventurosa, entrambi vocati alla caccia quotidiana di testimonianze e di fatti.

Potere e contropotere, volere e coscienza, politica e informazione, magistratura e avvocatura, verità e moralità, Bunga Bunga e intercettazioni, leggi ad personam e strapotere dell’Europa: Romita e Taormina non si sono fatti pregare nell’affrontare argomenti scottanti e fornire su tutto giudizi personali, con una mano sulla coscienza e l’altra sul cuore.

E se l’avvocato di Berlusconi, ex segretario del governo del Cavaliere, non ha avuto indugi nel dichiarare che «Berlusconi è stato un problema» e che «sono stato il primo a licenziare leggi ad personam, ma l’ho fatto per far muro in parlamento, contro una opposizione che non aveva altro obiettivo che delegittimare il centrodestra», il giornalista RAI, seppur più morbido nei toni, non ha avuto difficoltà nell’affermare che «una volta la RAI era tripartita e ogni politico aveva il suo giornalista di riferimento. Oggi che la politica si sta ridisegnando, ci ha un po’ abbandonati. Il Manuale Cencelli non si applica più. E’ in atto una rivoluzione: un po’ come quando in URSS arrivò la perestrojka».

Diverse le prospettive dei due protagonisti sul tema intercettazioni, che per Romita sono «un intralcio a chi vuol fare informazione in maniera nobile e uno sconcertante sistema mafioso che distrugge persone e famiglie in maniera poco leale», mentre per Taormina «una salvezza per gli italiani, che tuttavia non scalfisce le parzialità degli avvocati e quelle dei pubblici ministeri: sfido qualunque PM a mandare in stampa una intercettazione che smentisca la sua posizione accusatoria. Se non fosse stato per le intercettazioni, ad ogni modo, non avremmo mai conosciuto il verminario dei rapporti che si consumano tra stato e mafia». «Quello che succede dentro le stanze del potere – ha poi proseguito l’avvocato, incalzato dalle domande del giornalista – è ormai qualcosa di inguardabile. Bisognerebbe fare tabula rasa e ripartire da zero».

(PH©Roberto Buscemi)

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Ma come fare piazza pulita per ricominciare? L’avvocato non ha dubbi: «Eliminare le regioni piuttosto che le province e tagliare i finanziamenti pubblici ai partiti. E’ noto che mi sto occupando dalla questione Lazio, che ha portato allo smottamento di  altre sette regioni e arriverà ben presto a colpirle tutte e venti. E ho capito che sono loro, da venti anni, la principale fonte di finanziamento ai partiti. Prendono soldi dalla sanità, dalla sicurezza e dallo smaltimento dei rifiuti e li riversano sui conti delle associazioni. Morale della favola: mai mettere tanti soldi in mano ad un consigliere comunale, provinciale o regionale. Agli  elettori invece dico: evitate di partecipare, alle prossime elezioni, all’invito a cena di un politico, che magari infila una banconota sotto al piatto, per assicurarsi un voto in più. E ai giovani: lottate per i vostri diritti, perché l’università diventi professionalizzante e il vortice di master e concorsi non alimenti ulteriori mafie. Diamoci tutti una dirittura morale, altrimenti dalla crisi non si uscirà». 

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