Tagli alla Giustizia, Cgil Bat: «Un arretramento dello Stato dal territorio»

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“Infatti, la possibile chiusura di più di un centinaio di presidi giudiziari pugliesi conferma i dubbi che ci sono su questa strombazzata riforma che non è altro che una necessità di risparmio per lo Stato. Ma qual è il risparmio? La chiusura di tanti uffici giudiziari avrà la conseguenza di comprimere la fiducia che i cittadini hanno nelle Istituzioni e probabilmente non provocherà realmente quelle economie che il Ministro ha dichiarato.

Un cittadino come potrà continuare ad nutrire fiducia nello Stato se lo stesso oggi considera un costo anche il presidio di legalità sul territorio, garantito attualmente dalle Procure della Repubblica, dai Tribunali e dagli uffici del Giudice di Pace?

Come faranno i politici – del vecchio governo che hanno approvato il provvedimento ed i tecnici che compongono il nuovo, che lo stanno attuando – a parlare di legalità e di efficienza della Giustizia?”, prosegue Marcone.

“Il colpo di scure sulla giustizia produrrà un ulteriore peggioramento del servizio per i cittadini, che saranno costretti ad aspettare tempi ancora più lunghi per “avere giustizia”, oltre che subire il danno di dover fare centinaia di chilometri per raggiungere il  Tribunale più vicino, con l’ulteriore spreco di giornate lavorative che mai nessuno gli risarcirà.

Oggi, con l’abusato termine “spending review” si chiudono gli uffici con decreto legge – vds. Inpdap, Agenzie del Territorio, Monopoli, ecc.- senza tenere conto dei fattori territoriali determinanti per la presenza dello Stato in un momento di crisi come questo. Difatti, non  ci si può nascondere dietro le peculiarità della nostra Regione, con l’alto tasso di criminalità, la difficoltà nei trasporti e i problemi economici delle aziende.

In tutta questa situazione il governo non sembra interessato ad aprire  un confronto serio per migliorare il servizio giustizia ascoltando le gravi problematiche che affliggono l’organizzazione degli uffici e il personale.

Ma dove sta l’efficienza se non si fanno investimenti per nuove assunzioni e per una moderna organizzazione degli uffici, dove si utilizzano ancora programmi in MS DOS.

Insomma, ci sembra, che la Ministra, – nonostante sia un “tecnico” del settore –  navighi a vista, con provvedimenti che tradiscono una conoscenza insufficiente e superficiale delle reali problematiche della Giustizia. Mal si concilia, infatti, la sua risolutezza nel fare approvare il ddl anticorruzione con l’indebolimento delle strutture che la corruzione dovrebbero combatterla, ovvero gli uffici giudiziari”, evidenzia il segretario Marcone.

Altro capitolo, i costi delle strutture: “Inoltre, la maggioranza degli uffici giudiziari è presente in strutture pubbliche, spesso di proprietà comunale, bene allora il risparmio sarà il mancato riconoscimento degli attuali fitti agli enti locali? E l’accentramento degli uffici nelle città capoluogo di provincia, come avverrà in Puglia, non provocherà la necessità di reperire, da “fortunati” privati, nuove strutture in fitto? Tanto vale non si paghino più i fitti ai comuni e lasciamo gli uffici dove sono o, meglio, razionalizziamo realmente gli Uffici in virtù delle esigenze economiche e giudiziarie reali dei territori.

Il diritto a vivere in un paese in cui si riconoscano diritti e legalità è un obbligo che abbiamo nei confronti del futuro dei nostri figli, invece sembra che l’idea dei nostri Amministratori è quella di preparare un futuro in cui la democrazia è fortemente indebolita dalle differenze sociali”, conclude.

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