Riforma Province, l’associazione “Io ci sono”: «Due macroaree a nord e sud di Bari, un’opportunità»

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Applicando i criteri indicati dal Governo, sul territorio nazionale verrebbero soppressi ben 64 enti provinciali: ne sopravviverebbero infatti solo 43. In Puglia, Bari è destinata a trasformarsi in Area Metropolitana e per il resto? Di sicuro l’ultima arrivata, la provincia di Barletta-Andria-Trani, così com’è non supera l’esame ed è destinata all’accorpamento.

«Leggiamo la conferma della soppressione di numerose Province italiane tra le quali anche quella del nostro territorio chiamatala Barletta-Andria-Trani che non possiede i requisiti stabiliti dal Consiglio dei Ministri- scrive l’associazione “Io ci sono”-. Comprensibili le grandi manovre poste in essere in queste ore per tentare di salvare ciò che nel corso di questi pochi anni è stato “elaborato” con tanta fatica considerati i numerosi equilibri, sapientemente strutturati. L’azione di difesa d’ufficio non è né facile né agevole in quanto sono proprio i cittadini, anche di questa terra, nella quasi totalità, a chiedere che il provvedimento di soppressione vada avanti con energia e senza interruzione perché in un contesto come quello attuale questa richiesta dei cittadini è legittima e logica e non servirà appellarsi al paragone con i costi e il dispendio rappresentato da altri Enti cosiddetti inutili che pure vanno aboliti così come non servirà appellarsi a quell’azione politica che si è ampiamente tirata fuori dall’assunzione di provvedimenti con forte impatto sull’elettorato e che oggi non è più in condizione di porre né veti né condizionamenti.

Se è vero, quindi, che nella nostra Regione sarebbero solo tre le Province che rimarrebbero in vita perché rispettose dei criteri predeterminati cioè almeno 350mila abitanti ed un’estensione su una superficie territoriale non inferiore ai2.500 chilometriquadrati, il futuro si dovrebbe giocare tra le tre sopravvissute Bari, Foggia e Lecce».

Una rivoluzione che potrebbe essere un’ottima occasione: «In questo modo, quindi, l’intero “Sistema Puglia” andrebbe completamente stravolto e bisogna trovare le giuste intelligenze per trasformare questo nuovo scenario in una unica ed entusiasmante nuova visione della nostra Regione. Se al lato Sud della Regione quindi esiste una realtà consolidata, positiva e apprezzata in tutto il Mondo che si chiama “Salento”, con le sue bellezze marine naturali ma anche con un’esperienza organizzativa e strutturale che negli ultimissimi anni hanno fatto passi enormi in avanti, dall’altro lato cioè quello Nord esistono tante, numerose realtà frastagliate, tutte ugualmente potenzialmente protese allo stesso sviluppo ma ancora tristemente arretrate, da molteplici punti di vista, soprattutto strutturali ed organizzativi oltre che culturali in termini di improvvisazione e frammentazione, seppur con prospettive di crescita, di sviluppo e di progresso di gran lunga superiori anche allo stesso Salento ritenuto che esistono nell’area Nord della Puglia potenzialità uniche ed irripetibili come, ad esempio, il turismo religioso e spirituale, fonte di enorme ricchezza mai utilizzata al servizio dell’intero territorio ma sempre e solo per operazioni di nicchia che nessun vantaggio duraturo hanno portato dietro di sé, senza parlare delle potenzialità che verrebbero sprigionate dal territorio sipontino e tutto quanto di straordinario ruota attorno ad esso.

Creare allora un sano e nuovo contesto di competitività tra le due Macro Aree della nostra Regione, quella Sud e quella Nord, con al Centro un’efficiente Polo Istituzionale che è l’Area di Bari con le sue future strutturazioni, sarebbe il risultato  di una grandiosa operazione che non verrebbe vista come una semplice riorganizzazione istituzionale e burocratica del territorio bensì come una rivoluzione strategica e strutturale del tutto innovativa e sconvolgente.

Per fare questo però bisognerebbe innanzitutto rimuovere i numerosi preconcetti culturali che inducono ancora oggi a ragionare in termini di potere, di occupazione di postazioni di visibilità istituzionale, di scambio e di attaccamento a meccanismi deleteri che non consentirebbero mai un’operazione grandiosa come questa che metterebbe il nostro territorio in diretta ed immediata sinergia e sintonia per dar vita al “Sistema Nord Puglia” che tante opportunità potrebbe creare, soprattutto in termini occupazionali, senza trascurare che la riorganizzazione di quell’Area mediante “l’ampliamento territoriale” significherebbe l’avvio di un nuovo virtuoso processo finalizzato anche a rendere tutto quel territorio sempre meno aggredito dal forte impatto criminoso che verrebbe perlomeno disturbato da nuovi “interventi culturali” che farebbero solo bene.

Tutta una storiella? Forse, ma ci aiuta a pensare».

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