Barletta, Politica agricola comunitaria (PAC) verso il 2020: resoconto incontro

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L’incontro è stato introdotto e moderato dall’assessore comunale alle Attività Produttive Luigi Fruscio, che in apertura ha portato i saluti degli assenti, il sindaco di Barletta  Nicola Maffei e l’assessore regionale Dario Stefano, sottolineando l’importanza del tema affrontato in una realtà come quella cittadina che conta circa 5 mila aziende agricole. “La riforma PAC non deve essere subita ma partecipata: per questo oggi siamo qui, per dare input, contributi propositivi ai nostri rappresentanti De Castro e Silvestris”, ha dichiarato Fruscio.

“Si tratta di un’occasione per capire meglio quale sarà il futuro dell’agricoltura e come disegnare il nostro futuro, per poter operare come amministratori cercando di creare meno problemi possibili agli agricoltori del territorio”: così Francesco Ventola, presidente della provincia di Barletta-Andria-Trani.

Il consigliere regionale Filippo Caracciolo ha ribadito la necessità di prestare attenzione a un territorio e a una categoria “a cui si chiedono sacrifici spesso non ripagati. E’ importante comprendere verso quali nuovi scenari si sta andando, capire quali nuovi orizzonti si possono aprire per l’agricoltura ricca di eccellenze come la nostra. In un momento di crisi come questo è fondamentale saper cogliere tutte le opportunità. La Regione può fare molto, a partire da un’efficace campagna di comunicazione che faccia comprendere la riforma agli interessati”.

Articolato e dettagliato l’intervento dell’europarlamentare Sergio Silvestris: “Proprio oggi è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta del Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos; a settembre inizierà la discussione e la votazione, entro novembre l’approvazione. Inizia quindi ora la fase più delicata, quella in cui è necessario avere chiaro quali modifiche suggerire, ciascuno secondo le esigenze del proprio territorio, perché i Paesi sono 27, ognuno con proprie caratteristiche e bisogni”.

“Abbiamo depositato centinaia di emendamenti- prosegue Silvestris- ora inizia il braccio di ferro. Ci attendono sfide importanti: la globalizzazione del mercato fa sì aumentare la domanda di prodotti agricoli ma a fronte di un calo dei prezzi con ampie oscillazioni. Come intervenire allora sul PAc, quale modello si adatta meglio alle nostre esigenze? Un modello che garantisca sostegno alla redditività delle imprese, aumenti la loro competitività, che tuteli qualità e valore della produzione”, sostiene Silvestris.

La proposta di Ciolos non convince affatto: “Il Commissario europeo all’Agricoltura propone di distribuire gli aiuti non più per titoli (ettari) ma in parti uguali a tutti (per esempio sia a chi possiede un pascolo che un uliveto). Noi invece diciamo: qual è la forza lavoro che sviluppa un ettaro di pascolo? Circa 2,5 giornate lavorative annue, mentre un uliveto 50 giornate. E’ necessario quindi prevedere dei criteri correttivi, che tengano conto delle giornate di lavoro prodotte, del diverso potere d’acquisto della moneta nei vari Stati e del prodotto lordo vendibile”.

Altra nota dolente, la burocrazia: “Ci sono ancora troppi vincoli e oneri inutili per aprire un’azienda o avviare un’attività agricola. Sono necessari invece meccanismi più semplici e automatici”, dichiara Silvestris.

Ultimo capitolo, la competitività: “E’ inaccettabile che sul mercato entrino prodotti extra Ue senza pagare dazi. Va bene sostenere la primavera araba, purché questo non significhi condannare all’inverno i nostri agricoltori. Tuttavia, è anche vero che per essere più competitive le nostre aziende dovrebbero essere più solide, cioè più grandi. L’estensione media di un’azienda agricola italiana è pari a 2,4 ettari: in Spagna 12 ettari, in Germania 50 e in Francia 100. Bisogna quindi investire sui giovani agricoltori e sulla ricomposizione fondiaria”, conclude Silvestris.

“In gioco ci sono cifre importanti, 6.3 miliardi di euro che l’Unione europea ci mette a disposizione ogni anno. Il reddito delle aziende agricole è sostenuto per 1/4 dal PAC”, ricorda in conclusione Paolo De Castro. “Non possiamo permetterci di perdere questi soldi”.

 

Martina Damiani

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