Riforma Province, in Puglia da 6 a 3? Schittulli (Upi Puglia) vs Dentamaro: «La Regione chiarisca disegno politico»

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Più che di soppressione di province, si parla di accorpamento, basato su alcuni criteri come popolazione superiore ai 350 mila abitanti, estensione superiore ai 3 mila chilometri quadrati, numero dei Comuni oltre i 50. In Puglia, se così fosse, le province verrebbero dimezzate, da 6 a 3: Taranto accorpata a Brindisi, Lecce e Foggia superstiti, Bari trasformata in Area Metropolitana, e la Barletta-Andria-Trani? Francesco Ventola, presidente dell’ultima nata, e che farebbe volentieri a meno del record di unico presidente della brevissima storia della Bat, pensa che in realtà nulla sia perduto per ora: «Ho detto alla ministra dell’Interno, Annamaria Cancellieri,  che anche se partisse in tempi brevi l’area metropolitana di Bari bisognerà vedere se tutti i 41 Comuni vorranno aderirvi. Corato, Ruvo, Terlizzi, Molfetta se invece scegliessero la Bat, potrebbero salvare questa Provincia. Inoltre, anche sui criteri si sta ragionando, non è detto che alla fine si debba rispondere ad almeno due dei tre requisiti ne potrebbe essere sufficiente anche uno solo. Si vedrà, nulla è definito».

Altra questione: a chi toccherà ridefinire l’assetto degli enti locali? In teoria alle Regioni, ma anche i Comuni, attraverso l’Anci,  vorranno dire la loro. A proposito di Cabina di Regia regionale, si registra un deciso intervento del presidente della provincia di Bari, nonché presidente Upi Puglia, Francesco Schittulli, in replica alle dichiarazioni dell’assessore regionale Marida Dentamaro.

Riportiamo il testo integrale della nota di Schittulli: “Intervengo, come Presidente dell’Unione delle Province Pugliesi, per smentire alcune affermazioni dell’’Assessore regionale Dentamaro apparse sulla stampa e riferite al tema del riordino delle Province, con le quali si stigmatizzano presunti anomali comportamenti tenuti dalle Province, che mi spiace dover sottolineare, non corrispondono al vero.

Sull’’applicazione del decreto “Salva Italia”, ritenevamo di essere stati abbastanza chiari nel corso della recente Cabina di Regia presieduta dalla stessa Senatrice, dichiarando di essere disponibili a collaborare con la Regione, anche se chiedevamo alla stessa di far conoscere come intendeva organizzare sul territorio i poteri e le attività che le Province erogano nei confronti dei cittadini e di quale strumentazione gestionale intende avvalersi.

Comprendo le preoccupazioni della Regione, ma non vorrei che la complessità e le difficoltà oggettive di una simile operazione, siano solo di facciata e forse, addirittura, sottovalutate (Sanità docet!).

Mi lascia, infatti, interdetto la dichiarazione dell’ ’assessore Dentamaro quando segnala che nel decreto “Salva Italia” nulla si dice a proposito delle risorse; lei stessa si interroga:” il ricavato del bollo auto, ad esempio, una delle tasse più ricche delle Province, va trasferita alla Regione o ai Comuni?”.

Orbene, la Regione si tranquillizzi, perché la tassa del bollo auto viene già riscossa, e da tempo, proprio dalla Regione e non già dalle Province (sic!).

Non mi meraviglio che all’’ indomani dell’incontro tenuto dalle Regioni con il Governo, la Senatrice se la prenda anche con quest’ ’ultimo, minacciando di rivolgersi alla Corte Costituzionale se dovesse operare gli accorpamenti di più Province, assumendo alla competenza regionale tale operazione: ma le Regioni nell’ ’ambito del procedimento descritto dalla stessa Dentamaro quando richiama l’’ art. 133 della Costituzione, non sono solo “sentite”? E allora, quando saranno “sentite” esprimeranno il loro punto di vista, ma non vi è dubbio che il provvedimento finale non spetta certamente a loro. 

Così come, mi preme – poi – sottolineare che non c’ ’è alcun ostruzionismo da parte delle Province relativamente alle informazioni, richieste dalla Regione, sulle funzioni e sulle risorse dalle stesse impiegate, ostruzionismo che non avrebbe alcun senso, atteso che sui siti informatici delle Province è reperibile l’ ’analisi economico-funzionale relativa alle somme impegnate per funzioni di competenza provinciale, allegata al conto del bilancio.

Concludo, ribadendo che l’ ’Unione delle Province pugliesi è in attesa di conoscere dalla Regione, magari nella sede più appropriata della Cabina di Regia, quale sia il disegno politico di riscrittura dei poteri  esercitati dalle Province e con quali modalità intenda ricollocarli sul territorio regionale, coinvolgendo opportunamente e doverosamente l’’ ANCI in rappresentanza di tutti i Comuni della nostra Regione.

Va da sè che, in nome dei cittadini che ci hanno votato e eletto, alzeremo le barricate se la Regione, in forza di un malcelato neocentralismo strisciante, dovesse solo pensare di costituire altri centri di spesa. Questi sì che aggraverebbero la situazione economico finanziaria del nostro Paese, peraltro già insopportabilmente appesantita dagli oneri di ben 3127 enti, consorzi, aziende, società, 37 dei quali operanti in Puglia nel 2009, a cui vanno aggiunti poi fondazioni, Asl, Agenzie, Irccs, autorità ed enti portuali, parchi, etc. Altro che decreto “Salva Italia””.

                                                                                                         

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