Trani, chiusura ospedale: per Mennea (Pd) si tratta di “proposta inaccettabile”

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“Prima di ipotizzare la chiusura di altri ospedali”, ha spiegato Mennea, “sarebbe opportuno capire e dimostrare gli effetti della prima fase del piano di riordino ospedaliero. Quanto è stato effettivamente risparmiato? Quali servizi sostitutivi sono stati attivati? Dove è stato dislocato il personale delle strutture dismesse? Quali ripercussioni ci sono state sui cittadini? Se non si chiariscono questi elementi, tracciando un bilancio della prima fase, ritengo che passare ad una seconda fase sia un salto nel buio”.

Cosciente “del principio secondo cui bisogna ridurre la spesa sanitaria”, il consigliere regionale sottolinea che “non si può chiudere un ospedale da un giorno all’altro, senza l’attivazione dei servizi alternativi e sostitutivi che garantiscano ai cittadini un’adeguata assistenza sanitaria. La nostra provincia – aggiunge – è stata già scippata un anno fa, con la chiusura dei nosocomi di Spinazzola e Minervino, ove peraltro attendono ancora i servizi alternativi. E allora, si tagli con criterio, si azzerino gli sprechi, agendo per esempio sulla razionalizzazione delle spese eliminando quelle superflue e riducendo drasticamente le consulenze”.

La proposta fatta dall’esponente democratico è quella di utilizzare delle alternative: “Si metta mano agli acquisti di beni e servizi da parte delle Asl e all’utilizzo delle apparecchiature del servizio pubblico, troppo spesso usate anche a fini privatistici. E che dire dei costi sostenuti per i canoni di locazione? Nella nostra provincia si continua a perpetrare un ingiustificabile spreco che potrebbe essere evitato trasferendo la sede legale della Asl Bt a Barletta. Insomma – ha ribadito Mennea – se c’è la reale volontà si possono reperire le risorse per evitare chiusure traumatiche”.

In conclusione il consigliere regionale ha chiarito: “Ho preso posizione all’interno del gruppo consiliare del Pd in pieno accordo con gli altri colleghi affinché si dica un secco no alla chiusura dell’ospedale di Trani. Ci batteremo per scongiurare questa ipotesi. Una comunità come quella tranese – ha aggiunto in fine – che conta ben 60mila abitanti, non può correre il rischio di rimanere sguarnita dal punto di vista sanitario. E non è giusto che siano sempre i cittadini, già impoveriti dalla crisi economica, a pagare per una situazione di cui non sono minimamente responsabili”.

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