Barletta, “La svolta. Donne contro l’Ilva”: il docufilm presentato al GOS

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Valentina D’amico,  giornalista e regista del cortometraggio che ha partecipato alla 67esima  mostra del cinema di Venezia ha voluto spezzare una lancia a favore di tutte quelle donne vittime dell’Ilva:  vedove di ex operai , mamme con figli autistici, ex dipendenti dell’ acciaieria tarantina oppresse dal  mobbing.  Un comitato contro l’Ilva ha raccolto più di 7000 firme a seguito delle spiacevoli testimonianze di coloro che hanno sofferto a causa dell’acciaieria più inquinante d’Italia.

“ Non c’è una famiglia tarantina  che non abbia un malato di cancro- sottolinea D’Amico-  I livelli di diossina sono stati superati dall’Ilva, ma l’azienda resta operativa e le legge regionale non viene applicata”- denuncia la giornalista. Molto duro il suo attacco contro l’azienda  e la Regione Puglia che continua a essere indifferente alla voragine assassina prodotta dall’Ilva. Descrivendo nei suoi articoli le morti e l’inquinamento  prodotto dall’acciaieria ha voluto affrontare e approfondire il problema , sensibilizzando l’opinione pubblica.

“ Il docufilm che presentiamo sarà l’occasione per parlare di temi forti  quali il lavoro, la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, l’ambiente e lo sviluppo sostenibile del territorio.  Tra l’altro, l’inquinamento ambientale in questo momento è un tema caldissimo a Barletta che deve essere prontamente affrontato dalle istituzioni  con la collaborazione delle associazioni ambientalistiche e di quelle che hanno a cuore lo sviluppo eco sostenibile del territorio”- ha affermato Carmen Craca, presidente dell’associazione “Barletta si fa in quattro” che ha organizzato l’evento.  “ Mi riferisco agli alti valori di benzene registrati nella centralina dell’Arpa posta in via Canosa, probabilmente legati all’alta concentrazione di traffico, e all’aumento di cdr (combustibile derivato dai rifiuti) che la cementeria di Barletta potrà bruciare a seguito del parere favorevole inerente la valutazione di impatto ambientale d parte della provincia Bat” – conclude la presidente dell’associazione.

Ruggiero Mennea auspica un nuovo modello di sviluppo: “Bisogna evitare che ci siano nuove Ilva, da qui a 10 anni.  La Timac, la  Cementeria   di Barletta e i cementifici  che a breve saranno attivati a Trani e Andria   devono essere oggetto di discussione su cui la politica deve interrogarsi- afferma il consigliere-  Le istituzioni devono pensare alla dislocazione di queste industrie”- conclude Mennea.

Fabiano Amati  si sente indignato dopo aver visto la proiezione. “Innalzare il costo dell’acqua per l’uso industriale” è a suo avviso il modo per scongiurare altri danni ambientali.

 

Dora Dibenedetto

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