Barletta, intervista esclusiva alla Municipale Balcanica: ospiti della “Luppolata”, la grande festa della birra

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Ad accoglierci Michele Solimando, titolare dell’azienda ebers birra artigianale made in Foggia e il suo fedele collaboratore Fabio Sfregola;  ed è così che tra gli odori del luppolo, nel suo stand incontriamo Raffaele Tedeschi, voce e portavoce di questa “banda di paese” che oggi, dopo 11 anni di girovagare per il mondo, resta fedele alle proprie origini considerando sempre la MUNICIPALE BALCANICA una banda, “un’ orchestra del paese”.

Ragazzini che sin dai 7 -8 anni suonavano per le vie di Terlizzi, oggi uomini con lo scopo di fare della propria musica un simbolo di integrazione tra i popoli.

D: Raffaele quali sono le vostre origini ? E come mai dei ragazzi vengono attratti da una musica alternativa, così di nicchia, come la musica Balcanica?

R: In Italia ci sono tanti gruppi jazz che ci hanno ispirato, come gli artisti che si esibiscono al Talos Festival, dove c’era Pino Minafra, l’ Amsterdam Klezmer Band. Le influenze però sono principalmente tradizionali. Il nostro suono parte principalmente dalla banda, i nostri fiati che sono la vera voce del gruppo si sono formati sin da bambini nella banda di paese, quindi con un suono tradizionale e classico , poi è avvenuta un’ evoluzione, l’ evoluzione verso un suono più aperto.
La nostra avventura musicale ha avuto una svolta, quando ancora non eravamo la Municipale Balcanica, quando i migranti sono arrivati nella nostra città: i migranti dall’Est, dall’Ex Jugoslavia, sono arrivati a Terlizzi, un paesino piccolo. Abbiamo vissuto in piccolo un’integrazione culturale, perché per la prima volta noi che eravamo abituati a sentire trombe e sassofoni che suonavano nella maniera tradizionale della banda abbiamo sentito la loro musica in cui gli stessi strumenti erano utilizzati completamente in maniera diversa, con un suono diverso, il suono era più fluttuante c’era più virtuosismo, anche più euforico, e così è scattata la molla per questi musicisti che una volta cresciuti hanno deciso di mettere a frutto questa novità, questa urgenza di far sentire nella loro musica nei loro suoni queste influenze importate nel loro paese.

D: Da Terlizzi, una band pugliese che è oggi conosciuta a livello internazionale, lo scorso anno nel maggio 2013 vi siete esibiti in un tour mondiale, per l’HIT WEEK a Rio de Janeiro, ad agosto Budapest… oggi siete tra le band folk più apprezzate all’estero.  Tutte le esperienze internazionali come hanno influito sul vostro essere oggi?

R: Senza retorica, abbiamo scoperto che davvero il linguaggio della musica è universale. Noi utilizziamo poco i testi nelle nostre canzoni, utilizziamo più le note, le atmosfere, le percussioni, i ritmi per trasmettere ciò che abbiamo voglia di comunicare. Quindi possiamo testimoniare in tutti questi anni grazie ai tanti riscontri anche all’estero che la musica può comunicare tanto, può unire ed è un linguaggio universale non in senso retorico ma in senso reale.

D: A proposito di linguaggio universale, oggi purtroppo stiamo vivendo una tristissima situazione a livello mondiale, in Nordafrica e Medio Oriente. La musica come potrebbe influire,  positivamente, in questi contesti?

R: Purtroppo la musica materialmente può fare poco, però può essere il simbolo di ciò che davvero può accadere, perché noi da gruppo pugliese abbiamo vissuto in musica l’integrazione di tutti i migranti che sono arrivati sia dal Medio Oriente, che dall’Africa del Nord che dai Balcani, e questo avvicinamento, questa atmosfera di festa che noi cerchiamo di ricreare può essere il simbolo di ciò che può accadere. Materialmente purtroppo la musica con quante ambizioni possa avere non può avere tanto riscontro politico ma può influire su quei ragazzi che per la prima volta vanno a votare e chi ha sentito la nostra musica o chi sente e vede e vive l’arte come un’ integrazione, sicuramente non andrà a votare per i nazionalisti o per chi vuole le frontiere chiuse. E così in maniera indiretta possiamo avere veramente un peso. Avere più ambizioni è forse sbagliato.

D: Il vostro ultimo album risale al 2012, un album relativamente giovane.  Un’esclusiva per Il Quotidiano Italiano: i vostri progetti imminenti?

R: Sicuramente riproporremo un progetto a cui noi teniamo molto che si intitola “Nino” ed è dedicato a Nino Rota, questo lo porteremo ancora in giro perché ci teniamo molto, perché Nino Rota ha vissuto in Puglia, lavorato in Puglia e la sua musica è piena delle atmosfere della banda che ci accomunano. Poi abbiamo dei nuovi pezzi che aggiungeranno qualcosa alla nostra storia, perché ci aggiungeremo non solo i nostri viaggi e le influenze che si sono sommate ma anche le nostre esperienze artistiche più lontane, perché c’è chi proviene dalla musica popolare, chi dal Rock. E abbiamo in mente un progetto che riguarda appunto le nostre radici si chiama “Banda Brigante” , e contiene sia molti pezzi tradizionali dell’Italia pre unitaria, quindi pezzi storici per noi meridionali, che brani nuovi ispirati però a quelle atmosfere perché per quanto noi guardiamo ai suoni del mondo siamo ancora comunque fortemente meridionali ed è il caso ogni tanto di interrogarci ogni tanto anche sulle nostre radici più popolari e antiche.

D: Le esperienze più emozionanti e più soddisfacenti?

R: La Kocani Orkestrar, Roy Pacy senz’altro e ancora Francesco Modeneti dei Modena City Ramblers, Roberto Ottaviano.

D: Una formazione di 8 elementi stabili, Michele De Lucia al clarinetto, Armando Giusti al sax alto, Nico Marziale alle percussioni e effetti, Raffaele Piccolomini al sax tenore, Giorgio Rutigliano al basso elettrico, Paolo Scagliola alla tromba, Luigi Sgaramella alla batteria e tu Raffaele Tedeschi chitarra acustica, elettrica e voce: ma come si fa a tenere unite tante teste?

R: No ma noi litighiamo continuamente! Scherzo, ci conosciamo veramente da bambini, siamo tutti di Terlizzi, tranne il batterista che è di Corato, litighiamo anche in maniera dura, però abbiamo un’amicizia talmente lunga che possiamo dirci di tutto, ma quando siamo sul palco o quando è il momento di fare sintesi ce la facciamo e andiamo avanti.

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Tra grande musica e birra di alta qualità, una manifestazione riuscitissima questa prima edizione della “Luppolata”, come conferma l’imprenditore  Michele Solimando, raccontandoci anche un po’ la sua storia:” Provengo, come la maggior parte dei birrai italiani, dall’esperienza da homebrewers cioè dalla birra fatta in casa. La formazione è poi proseguita “sul campo”, come agronomo libero professionista nonché produttore di cereali, ed ancora “in aula” presso il CERB di Perugia, prima, e la Doemens Akademie di Monaco di Baviera. Gli studi non finiscono mai e dopo 4 anni conseguo il titolo di “Certified Member of the Institute of Masters of Beer ”.

Quindi passione e dedizione, senza trascurare l’impegno e lo studio e continuando la nostra chiacchierata ci confida che :”La mia passione ha incontrato quella di Ivan Nardella,giovane beer hunter in quel di Roma, con il quale è stato possibile trasformare un reciproco interesse in attività imprenditoriale. L’obiettivo comune è puntare all’eccellenza qualitativa, senza alcun compromesso sulla qualità nonché fare delle nostre aziende agricole delle aziende agro-alimentari con un proprio posizionamento sul mercato. Il marchio “Ebers beers” è della Società Land Food & Beverage, in cui Nardella ed io siamo soci. Solo offrendo birre “vere” (real ale, come dicono gli inglesi) o birre “vive” (come piace dire a noi italiani) la strada può essere vincente. Iniziative come la Luppolata – conclude Michele – sono sicuramente meritevoli di attenzione: intanto perché promosse da persone che ci credono e che rischiano in proprio; e poi perché possono avvicinare il grande pubblico a quell’esperienza sensoriale diversa che la birra artigianale deve offrire. Mi auguro che la Luppolata si ripeta di anno in anno con un’offerta sempre più articolata e qualificata, così da poter diventare un appuntamento ludico e formativo allo stesso tempo”.

 

Alessandra Bissanti

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