A Margherita di Savoia chiude con successo la BAC. Russo: «Già a lavoro per il 2016»

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Nelle sere estive dal 21 luglio al 20 agosto, cittadini, turisti, appassionati d’arte e semplici curiosi si sono lasciati stupire e ammaliare dalle opere esposte nelle sale del Palazzo della Cultura (ex municipio) e della Torre delle Saline.

Dal rosso evanescente di Irene Petrafesa in What Identity 2 a quello scarlatto e “narrativo” di Claudio Cusatelli per Medea, fino all’imponente e sconcertante Deus Absconditus di Giovanni Gasparro, le tele di questa prima Biennale hanno rivolto l’attenzione ai temi vicini all’introspezione, la morte, la critica sociale: indimenticabile la sottile irriverenza di Domenico Ventura con Unsoloseno, lo sdegno di Roberto Mirol di fronte alla violenza in Orrore, il ritorno alle atmosfere infantili di Nicola Maria Martino con Dolce Aspettare Invano, la precarietà dell’esistenza in Non Sono Tutte Rose di Luigi Filograno, le tonalità tenui e pulite di Domenico Lasala con Il Suonatore Di Violoncello e l’astrazione lineare di Paolo Lunanova nel suo Senza Titolo.

Eclettica anche la sezione scultura, spesso ricca di riferimenti al retroterra dauno e mediterraneo come nelle Patelle di Christian Loretti, i Pesci di Paolo De Sario e l’Uintacrinus realizzato da Antonio Delli Carri. Dalle forme voluttuose e delicate de L’impronta di Giunone di Iginio Iurilli,  si incontravano anche le sculture in ceramica pugliese di Michele Giangrande, come il teschio di Ashes To Ashes, e le otto bamboline, prossime alla caduta lungo una trave, dell’opera Drag & Drop di Claudia Giannuli.

Non sono mancate riflessioni sul tempo con La Soglia di Antonio Di Rosa, oppure sulla storia, attraverso l’installazione Il Sogno Di Gaetano Bresci realizzata da Massimo Ruiu, e ancora, sull’illusorietà della bellezza secondo Giampiero Milella in Le Meraviglie Dell’Apparenza, sulla solitudine nella società di massa in Liberta Nero Vite di Uccio Biondi ed Empatia di Giuseppe Sylos Labini.

Opere di primo piano anche Ex Libris, la scultura luminosa di Giulio De Mitri, e il design artistico proposto da Vito Maiullari con la Pecora Giornaliera, presenti al Palazzo della Cultura insieme a un’ampia sezione fotografica, costituita dai reportage di Mimmo Attademo, nello studio del pittore Alfredo Bortoluzzi, e di Giuseppe Beltotto in Etiopia, fino ad arrivare alle immagini indeterminate, frutto della memoria, proposte da Alessandro Cirillo con la serie Genos; la degradazione dell’ambiente causata dall’industria, visibile nelle tre foto di Monster firmate da Danilo De Mitri, si accostava in antitesi alla forza dell’identità culturale colta da Gianni Zanni, nei suoi scatti al sito archeologico di Herdonia, titolo stesso dell’opera.

Tra le più discusse e sorprendenti, punta di diamante della BAC di quest’anno è stata Ascesa, il manichino iperrealista che riproduce il cadavere in attesa di sepoltura dell’autore Dario Agrimi: tra simulazione e realtà, i visitatori si sono approcciati all’opera con emozioni sempre nuove e contrastanti.

Ad accompagnarli alla scoperta de La Bellezza e Le Radici, secondo la visione di questi illustri artisti del panorama pugliese, l’instancabile cortesia della manager director Rossella Russo: «È stato un vero trionfo riuscire a portare a Margherita di Savoia personalità così importanti e opere pluripremiate, che meritano di essere conosciute e apprezzate – ha affermato -. Su questa spinta, saremo già al lavoro da settembre per la BAC 2016, che sarà ricca di novità e sorprese, affinché la città del sale e del mare diventi tutto l’anno una perla in fatto d’arte e cultura».

 

Fonte: comunicato stampa

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