A Barletta l’autunno porta la Disfida, Nino Vinella: «Ma con la primavera nel cuore»

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1908

 Quella raccontata da Massimo d’Azeglio nel suo libro “Ettore Fieramosca” per i ragazzi del 1836, scritta da chi non ci aveva mai messo piede e che pure fece il Risorgimento dell’Unità nazionale? O quella ancora più antica dell’Anonimo di veduta che la raccontava ai contemporanei del 1503? Oppure quella passata in archivio col IV centenario a furor di popolo del 1903?

O quell’altra del Ventennio fascista, tutta fanfare e tricolori al vento, quando si partiva per la guerra di Spagna o si andava in Africa, e il podestà ing. Arturo Boccassini progettava nel 1935 il tempietto di fronte alla Cantina con il cavaliere in bronzo trasferito dalla facciata del Sepolcro a segnalare i nomi nel menù (come fu definito a sfottò) dei tredici “campioni” dell’italico valore?

O quella Disfida che disegnavamo noi ragazzi anni Sessanta alla scuola d’Azeglio puntualmente ogni 13 febbraio sotto gli occhi dell’indimenticabile maestro Angelo Ciccarelli, l’alzabandiera con la classe tutta sull’attenti e l’inno nazionale mandato dagli altoparlanti della direzione didattica, più l’inesorabile visita alla Cantina compresa senza nessuna guida turistica ma con tanto entusiasmo?

Da grande, io preferisco ricordare la Disfida del febbraio 1965, quella madre da cui sarebbero discesi in ordine di tempo il Certame dell’Azienda soggiorno e turismo (grazie a Ruggiero Dimiccoli e Vittorio Palumbieri, grazie davvero…) fino al 500° anniversario del 2003 auspice il sindaco Ciccio Salerno che fu comparsa proprio nel ‘65. In quell’anno, la primissima rievocazione storica in costume con armature di latta e pennacchi, voluta dal Comitato promotore di Damiano Daddato (che si era sognato Fieramosca con l’accetta in mano a spronarlo nell’impresa impossibile, così da diventare anche lui cavaliere al merito della Repubblica italiana) e di don Peppuccio D’Amato. Io avevo quasi undici anni, primogenito di tre fratelli rimasti orfani da poco più di una settimana.

Mio padre, l’artista pittore Biagio Vinella, classe 1911, in gioventù allievo di Vincenzo De Stefano nello studio di via Nazareth, se n’era andato il giorno del suo onomastico, 3 febbraio, a cinquantaquattro anni, tutti interamente trascorsi a dipingere Barletta con il suo sorriso da pittore devoto alla Madonna dello Sterpeto. Mia madre Ida, buonanima, sapeva che Biagio aveva fatto giusto in tempo a consegnare nelle mani di Sckavott-Damiano Daddato qualche giorno prima, nella sua bottega di via Ospedale dei Pellegrini alle spalle del Curci, ex selleria di mio nonno Vitantonio, il disegno rifinito in grande formato ad inchiostro di china di quel Fieramosca a cavallo (ispirato al monumento equestre del condottiero di ventura Erasmo da Narni detto il Gattamelata, a Padova) destinato a diventare la prima vera ed unica icona della Disfida portata nelle strade da barlettani, con cambiali pagherò e soldi barlettani, con la nostra più genuina passione tutta nel sangue… L’immagine la potete vedere esposta in cornice all’ingresso dello IAT, punto focale del nostro modo di fare turismo in corso Garibaldi, di fronte al Banco di Napoli. Come si direbbe oggi, Biagio Vinella fu il vero “art director” del Comitato rievocazione storica del 1964-1965, che nel prossimo febbraio compirà mezzo secolo (anniversario a cui sto già lavorando con altri amici di lunga inossidabile memoria).

Li ho visti disegnare uno per uno quei bozzetti: i costumi di valletti e palafrenieri, le finiture dei cavalli (mio padre era l’ultimo figlio del primo sellaio di Barletta, Vitantonio Vinella, classe 1864), gli sbandieratori e perfino quella magnificenza dei pesantissimi tredici scudi del cavalieri italiani in rude metallo sostenuti da pennoni di legno, dipinti a mano uno per uno nelle lunghe giornate di quell’ultimo inverno del 1964, e che sono scomparsi nel nulla di qualche prezzolato rigattiere chissà dove… Come pure i gadget con gli stemmi dipinti a mano su mattonella in ceramica bianca, una panoplia gigante, il marchio di fabbrica sulle buste della Cementeria di Barletta. La gamma completa del marketing territoriale ante litteram, insomma.

Ma io conservo tutto nel mio cuore, ogni foto, ogni momento, ogni schizzo, ogni gesto d’amore, ogni augurio alla memoria. Sarà pure una rievocazione come presagio d’autunno, ma noi tutti ce l’abbiamo dentro come una primavera del cuore. Buona Disfida a tutti, dunque, barlettani carissimi. E che vinca sempre… Barletta!

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