Andria, a Castel dei Mondi “Morsi a vuoto” dal Festival delle Colline Torinesi

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Morsi a vuoto sono tutti i drammatici tentativi umani di esistere nel mondo, le lotte verso traguardi insensati che non possono non  farsi raccontare in uno stile differente dalla commedia.

I personaggi di Morsi a vuoto, interpretati dai Maniaci d’Amore, Luciana Maniaci e Francesco d’Amore, attori e autori dello spettacolo che ha vinto il Premio Scenari Pagani 2014 con la regia di Filippo Renda, rendono esplicito ogni paradosso esistenziale, i morsi alla coscienza come le paure, le insoddisfazioni e i traumi, causa di limiti che portano avanti copioni sempre uguali.

L’ironia è la risposta e la spia d’allarme della protagonista, Simona, una ragazza ironica e allegra che ride sempre perché non ha nulla di cui ridere. Simona riderà anche della morte, finché un estraneo non la porterà a considerare il valore della sua vita, svelando le menzogne sulle quali aveva basato grandi illusioni.

I dialoghi surreali e ironici sono l’essenza del tema centrale dell’ironia e del significato della risata, si ride della assoluta perdita di senso, della confusa tragicità degli eventi, dell’arrancare nella nebbia senza più capire quale direzione prendere e cosa è giusto o cosa sbagliato. E più si sghignazza, più ci si allontana dalla risata, più ci si allontana dal riso vero, quello che Kundera dice non avere niente a che fare con lo scherzo, la beffa o il ridicolo.

I personaggi sono credibili mostri contemporanei, che ben si combinano con il contrasto surreale delle scenografie e costumi di Eleonora Rossi e dei dialoghi paradossali scritti dai due attori-drammaturghi che, tra le altre, vantano una collaborazione con la scuola Holden. Un velo di tulle separa lo psicoterapeuta dalla paziente, confine del dialogo attento a lasciar percepire l’ironia e il gioco nella tristezza, che costituisce il nodo centrale della trama.

Verità e menzogna convivono, lo scenario è sia allegro che macabro, troni di legno il cui schienale è una ghigliottina macchiata di sangue sono luoghi in cui la realtà si fa cruda e ridicola, dove uno sconosciuto mascherato e dalla cadenza barese sarà motivo di terrore di una donna che rideva della morte.

 

Mirella Vitrani

 

 

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