A Salapia conclusa campagna di scavo archeologico: risultati straordinari

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Si tratta dunque della stessa città, rifondata però in epoca romana (fine I a.C.) su richiesta dei cittadini,  in un luogo più salubre da M. Hostilius , precisamente  tra il fianco del cosiddetto “Monte di Salpi” -in realtà un piccolo rialzo sul quale la città si arrocca  poi  in epoca medievale restringendo così il suo perimetro – e la sponda del lembo estremo nord  occidentale della Salina di Margherita di Savoia.

I risultati dell’indagine archeologica condotta a livelli altissimi dall’Università di Foggia (ricordiamo che questa università è al secondo posto in Italia per la ricerca archeologica)  in collaborazione –e con il finanziamento– del Davidson College della North Carolina (U.S.A.) sono straordinari, ne è stato dato annuncio venerdì mattina presso il comune di Trinitapoli, alla presenza del professor  Giuliano Volpe, del sindaco di Trinitapoli (città che ha ospitato tutto il team di studio),  dell’assessore al bilancio Ortix, dei coordinatori del progetto Roberto Goffredo, Darian Totten, Giovanni De Venuto e di alcuni studiosi locali.

Quello che prima era un punto interrogativo nella carta archeologica della Daunia antica rappresenta ora una certezza, grazie soprattutto alle prospezioni geofisiche (una sorta di ecografia del terreno), eseguite dalla dott.ssa Laura Cerri ,infatti è stato individuata la pianta della città romana, quindi il circuito murario, gli assi viari principali cardo e decumano e tutta una serie di edifici con varie destinazioni all’interno di questo perimetro.  Il tutto abbraccia un arco cronologico che va dalla fine I secolo a,C. all’abbandono della città verso il VI senza soluzione di continuità. Tale risultato straordinario richiederà nei prossimi anni una intensa ricerca, una verifica sul campo, non sostanziale ma di dettaglio, la speranza e l’augurio è che non manchino i finanziamenti  per effettuarlo.

I due saggi di scavo 25 x 25 m aperti in questa campagna di scavo 2014 ed individuati l’anno scorso con la ricognizione di superficie e le prospezioni,   in un punto che restituiva dati promettenti , hanno portato alla luce  una parte artigianale /produttiva  della città con una serie di vasche e cisterne affiancate, compatibili con l’impianto di una tintoria, ed una parte residenziale, relativa probabilmente ad una grande domus romana  nella quale non mancano evidenze monumentali come pavimentazioni a mosaico a rombi e riquadri.

I due saggi suddetti hanno restituito interessanti reperti, in particolare i grandi quantitativi di cocci di anfore provenienti da tutto il Mediterraneo, dalla costa adriatica, dall’Iliria, dall’Epiro, Grecia, Egeo ed Asia Minore, gli stessi dunque  ci raccontano di una città al centro dei flussi commerciali a media elunga distanza, dunque attiva e ricca.

Il progetto di studio di questo sito che prende il nome di “ Salapia. life on the lagoon” in realtà è molto più ampio, si tratta infatti di un progetto di archeologia globale del paesaggi,  mira a chiarire l’evoluzione del sito in  tutti i suoi aspetti compreso quello ambientale, geologico, climatico, idrografico e dei suoi rapporti con l’ambiente circostante in particolare con la laguna ed il mare su cui doveva  sorgere il suo noto porto, a Torre di Pietra.

L’entusiasmo di tutti è alle stelle, l’impegno profuso da circa 30 studenti, ricercatori  è stato ampiamente ripagato dai questi risultati : “E’ un avvio straordinario di questa ricerca che lascia immaginare risvolti ancor più importati”  afferma il professor Volpe rettore uscente dell’Università di Foggia e  Presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici.

Ringraziamenti vanno in particolare al sindaco di Trinitapoli Francesco Di Feo e all’assessore Giustino Tedesco che hanno preso a cuore e sostenuto questa impresa mettendo a disposizione la struttura restaurata del macello vecchio per ospitare il team di lavoro ed offerto supporto materiale allo scavo mostrando sensibilità rara alla cultura ed a quella che è la storia non solo di Trinitapoli, ma di un intero comprensorio. Ringraziamenti  anche ad ATISALE  per il suo contributo ed interessamento ed a tutti gli attori silenziosi di questa impresa che si appresta a restituire una corposa fetta dell’identità di un popolo, il popolo del sale.

C. Rita Digaetano

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