“Plugin”, combattere per amore avvia il cambiamento: corto di animazione contro l’omofobia

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Una storia capace di muovere la coscienza di grandi e piccini e che rappresenta, in occasione della nona Giornata Internazionale dell’Omofobia (17 maggio 2014), un messaggio di denuncia e di lotta contro ogni sorta di violenza fisica e morale legata all’orientamento sessuale.

«Questo film significa molto per me.» spiega il giovanissimo regista «Il progetto è partito tre anni fa e ha richiesto un anno di preparazione alla Vancouver Film School e quattro mesi di produzione, dai primi schizzi al mix audio finale».

«Si tratta di un piccolo sogno: un uomo che combatte per amore e che può essere fonte di ispirazione per avviare il cambiamento di una società che non accetta differenze. Rappresenta il mio personale desiderio» continua «che nessuno in questo mondo debba più sentirsi rifiutato, discriminato o essere vittima di bullismo, buttando via la propria vita solo perché “diverso”, non omologato agli altri. Ho sentito di avere una responsabilità non solo nei confronti della mia vita ma anche una grande responsabilità sociale nei confronti della vita di un sacco di ragazzi, in Italia e nel mondo, che hanno subito e continuano a subire violenza e attraversano momenti bui. Questo video comunica qualcosa di importante a chi porta questo peso, ma non riguarda solo loro: il messaggio deve coinvolgere tutti».

«La tematica sull’uguaglianza dei diritti e sulla lotta all’omofobia» conclude Sergio Di Bitetto «mi è sempre stata molto a cuore, ma l’ispirazione e la voglia di creare qualcosa che lanciasse un messaggio contro l’omofobia si è fatta sempre più urgente mentre mi informavo sulla situazione degli omosessuali in Russia, portata agli occhi del mondo intero in occasione dei Giochi Olimpici di Sochi 2014».

Link video: https://vimeo.com/93400105

L’idea è quella di raccontare una gigantesca città meccanica, perfettamente organizzata ma totalmente “buia”, nella quale ogni cittadino è parte integrante del meccanismo di funzionamento della stessa. Ogni mattina la città “si sveglia” e gli abitanti lavorano per generare energia per il suo sostentamento. In questo mondo paradossalmente impostato, gli abitanti di sesso maschile incontrano quelli di sesso femminile in una sorta di primavera degli accoppiamenti, che ha senso e coerenza col grande puzzle della città.

Il protagonista è un giovane abitante della città, che si scopre subito ingranaggio non funzionante del perfetto meccanismo: è l’unico che, pur rispettando posizioni e regole dell’abbraccio che genera energia, non reagisce come dovrebbe, tanto che la sua luce non si accende nell’incontro con la parte femminile. La vicenda non desta particolare scalpore finché il “cittadino difettoso” non diventa di ostacolo al funzionamento del muro. Ma un bel giorno il protagonista incontra un individuo uguale a lui. I due sono incuriositi l’uno dall’altro, si osservano, si studiano a distanza e tentano un vano contatto: l’unione di due meccanismi uguali non è prevista. I ragazzi non demordono e provano in qualche maniera a rompere lo schema, ma la loro tenace lotta alle regola attira l’attenzione delle autorità sorveglianti che, dovendo far rispettare l’ordine, rimuovono e scaraventano nel vuoto uno dei due personaggi.

Di fronte alla tragedia di aver perso il partner, gettato tra i rifiuti della città, il protagonista proverà disperatamente a forzare il muro a cui è agganciato di modo da poter soccorrere l’altro. Non potendo spezzare la catena e trascinare con sé anche gli altri, proverà a curvare il muro. Ci riuscirà solo con l’aiuto e la solidarietà degli altri abitanti che si sganceranno dai propri binari per prestare soccorso alla coppia omosessuale. Il protagonista riuscirà a salvare il suo compagno e a riportarlo al suo posto, generando una sorta di movimento rotatorio alternativo al sistema imposto.

Questo movimento, cominciato da due soli muri, rivoluzionerà l’organizzazione dell’intera città: da lineare e a ingranaggi fissi diverrà circolare, lasciando spazio a interazioni diverse.

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