Barletta, intitolato Largo Don Tonino Bello. Sindaco Cascella: «Da questo piazzale ricomincia il cammino»

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Una figura di sicuro d’esempio per molti cristiani, un vescovo di Popolo e non del Popolo, che con il suo fare anticonformista di sicuro “simboleggia  e rappresenta al meglio gli abitanti della 167 di Barletta, una storia comune quella con Don Tonino che da questo quartiere potrà ricominciare” – ha affermato il sindaco Cascella.

Un riconoscimento importante, da parte dell’amministrazione, per la comunità e per i residenti della zona, che da Don Tonino Bello potranno prendere esempio di carità e perdono, nonostante le “lusinghe” politiche che negli anni hanno attanagliato la periferia di Barletta;  non nuovo è anche  “l’enigma” del nuovo centro di raccolta rifiuti (ma questo è un argomento a parte).

L’intento del vescovo di origini salentine era di certo quello di avvicinare gli “scettici” alla fede cristiana incitando i giovani alla libertà e alla misericordia; divenne vescovo della diocesi di Molfetta Ruvo Giovinazzo   e Terlizzi nel 1982 e presidente di Pax Christi nel 1985, sin  da subito rinunciò ai segni di Potere scegliendo piuttosto il Potere dei segni, dando vita alla casa della Pace, alla comunità per i tossicodipendenti Apulia e ad un centro di accoglienza per gli immigrati dove volle anche una piccola moschea per i fratelli musulmani.

Sulle parole e sulle poesie di Don Tonino, ricordate mediante la proiezione di un video  dal titolo “Testimonianza di Don Tonino Bello”,  stima e affetto per la figura di Don Tonino sono stati espressi anche da  S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, il quale prima della cerimonia ha celebrato la santa messa all’interno della Parrocchia San Giovanni Apostolo.

“Sono felice di aver ratificato l’ordinanza del sindaco in merito all’intitolazione di questo piazzale dedicato a Don Tonino Bello – ha infine sottolineato il Prefetto della provincia BAT Clara Minerva.

Nell’occasione, il sindaco Pasquale Cascella ha tenuto il seguente discorso:

“Permettetemi di rivolgere un riconoscente saluto anzitutto ai giovani, alle ragazze e ai ragazzi che seguono le tracce della memoria, diretta o tramandata, della eccezionale personalità di don Tonio Bello.

Fu vescovo della Chiesa, vescovo scomodo, anticonformista; “vescovo fatto popolo” per usare una espressione che egli stesso coniò per un suo fratello della fede, don Romero, assassinato per gli ideali che professava, assunti a riferimento nella personale passione dei valori prima ancora che nella sofferenza fisica.

Dedicare una strada, o un piazzale come in questo caso, comporta sempre una scelta particolarmente laboriosa, e a volte anche fonte di contrasti.

 E a dir il vero non sono mancate incomprensioni su alcune decisioni assunte per la viabilità, e non solo. Ma chi ha la responsabilità della cosa pubblica non può sottrarsi al dovere di scegliere, non può permettersi di lasciare la “città vuota”. Deve scegliere per la “nuova città” consapevolmente, perché  dobbiamo pur cominciare a concepire queste aree come parte integrante della città e non più come periferia. Potremmo, semmai, considerare questa come terra di frontiera: frontiera tra vecchio e nuovo, tra arbitrio e regole, tra disordine e armonia, tra egoismo e responsabilità.

Era uomo di frontiera, don Tonino. La sua frontiera si ritrova  nell’immagine del credente nei “cieli nuovi”, associata però a quella delle “terre nuove” più consona al laico.

Ecco perché  la proposta di ricordare la figura di don Tonino qui, davanti a una Chiesa, nei luoghi dove si sta formando una comunità, ha avuto una tale forza evocativa da abbattere ogni remora e indurci naturalmente tutti a riconoscerci.

Qui il vescovo torna a incontrare un popolo: non solo il suo popolo, ma l’insieme del popolo, l’anima popolare che si forgia nel divenire della storia, nell’essenza dei bisogni soggettivi e comunitari,  nell’incontro delle volontà individuali con quelle collettive, nel convergere delle speranze in un mondo migliore.                                                                         

La strada è lunga – ci ha avvertito don Tonino – ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre: proseguire il cammino”. Per chi crede può essere una indicazione profetica.

Ma lungo questa strada il credente incontra l’uomo di buona volontà che considera un dovere civile andare avanti senza certezze precostituite.

Serve lo stesso coraggio per la verità, lo stesso spirito di sacrificio, lo stesso amore per il prossimo, la stessa vocazione all’ascolto, la stessa apertura al confronto, la stessa disponibilità alla ricerca di soluzioni da condividere. 

Il cammino di don Tonino è stato tanto semplice quanto illuminato. Oggi ammiriamo il linguaggio universale di Papa Francesco. Ma sentiamo echeggiare espressioni che già hanno toccato corde sensibili: pensiamo solo ai “doveri di grembiule” che il vescovo di Molfetta contrappose ai “diritti di stola”.

Aveva rinunciato, don Tonino,  ai “segni di potere”  personale per scegliere il “potere dei segni” che dà senso al cambiamento della vita collettiva: la Casa della Pace, la comunità  per i tossicodipendenti, il centro di accoglienza per gli immigrati (persino con una piccola moschea per i fratelli musulmani). “L’importante è muoversi”, aveva scritto.

“E se invece di un Dio glorioso – aveva aggiunto – ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato il percorso. Il volto spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. Mettiamoci in cammino senza paura”.

Guardiamoci attorno, allora, cominciando da qui: tra questi palazzi, su questi terreni, in quanti bambini fragili ci imbattiamo, con quanti uomini oppressi dobbiamo misurarci, quali infelicità affrontare, quali amarezze lenire, quali differenze far convivere?

Come, insomma, affermiamo il progetto politico – perché così don Tonino lo chiamava: progetto di formazione politica – del bene comune, dei diritti e dei doveri di cittadinanza, della giustizia sociale, della solidarietà, della pace?

Qui si avvia un itinerario da percorrere fino in fondo. Sapendo che “la stagione degli uomini liberi è già cominciata e solo il coraggio potrà renderla duratura”.

Grazie don Tonino per averci richiamato, così, ad “amare il mondo e la sua storia”.

E’ una storia comune che, da questo piazzale, ricomincia”.

 

Dora Dibenedetto

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