Barletta, “Pane e amianto”: il giornalista Giuseppe Armenise presenta il suo libro

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Occupatosi per diverso tempo delle vicende legate alla Fibronit di Bari come giornalista ambientale, l’autore intende ripercorrere le tappe di questa triste pagina di storia locale, attraverso gli occhi di un ex operaio, che vive sulla propria pelle il dramma della sua ambivalenza di dipendente-vittima, nei confronti di un luogo che rappresentava all’inizio una speranza di progresso ma che si rivelerà ben presto un sogno infranto.

Modererà la presentazione Mariagrazia Marchese, della redazione di passalaparola.net.

Di seguito la sinossi del libro:

Il mito dell’amianto, minerale che tutto preserva per le sue caratteristiche indistruttibili, ha pervaso per oltre cinquant’anni il sogno industrialista dell’Italia che risorgeva dalle ceneri della seconda guerra mondiale. Dieci anni dopo la fine dell’era “mitica” dell’amianto, nel 1995 uno studente in procinto di laurearsi in geologia scopre che la Fibronit, la vecchia fabbrica di Bari abbandonata in mezzo alle case colpevolmente costruite tutt’intorno, è un’immensa discarica di rifiuti cancerogeni. Dalla denuncia nasce un lungo percorso di riscatto civile, ma soprattutto di ricerca personale. In tredici anni di storia, viaggiando tra Bari, Matera, Broni, Casale Monferrato, Torino, Lecco, Bergamo e Milano, si intrecciano le vicende professionali e umane di un gruppo di persone: Giuliano il giornalista, Nello il biondo, Pigi il baffo, Tore lo smilzo, Saverio il sornione, Roberto l’assessore e il protagonista, voce narrante. Esse vengono così chiamate quasi inconsapevolmente a stringere una catena di amicizia e di solidarietà volta a fare i conti con una città lontana, ostile e rassegnata. Una città che non vuole vedere i rischi ambientali e igienico-sanitari ai quali, se non si interverrà presto con una bonifica, almeno altre due generazioni saranno consegnate. Il mistero della Fibronit, alla fine, si svela solo grazie al senso della maternità e alla profondità del femminile. Sono madri, mogli, figlie e vedove delle vittime (quasi trecentocinquanta tra gli operai, ma a decine anche nella popolazione, tra coloro che non hanno mai lavorato nella Fibronit) a consentire di risalire alle tante verità inconfessate e crudeli che appartengono agli uomini della fabbrica dell’amianto. Sarà una donna, dopo dieci anni di rivendicazioni, delusioni, tradimenti, tentativi di corruzione, sequestri e processi penali, a riuscire finalmente nel compito di riscattare le attese frustrate dei protagonisti e a portare a compimento la bonifica.

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