A teatro “Pitecus” con Antonio Rezza: storie di “casi umani”, per ridere e riflettere

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Anticipando idee e ossessioni che caratterizzano personaggi in seguito maggiormente approfonditi negli ultimi spettacoli realizzati, come 7-14-21-28 e FrattoX, l’assodata irriverenza del performer racconta storie di piccole vite un po’ mediocri e tanto esasperate nella loro sfiga da apparire surreali quanto realissime. Si affrontano temi per certi versi impegnativi, casi umani che gravitano attorno a poche cose e di queste piccolezze giustificano tormenti e becere soddisfazioni: la presunta omossessualità di un figlio; la dipendenza da droghe; la disperata ricerca di un impiego statale; la convivenza con e la visione sociale degli handicap fisici; l’ipocrisia delle umane relazioni e dell’umana espressione del linguaggio verbale, delle formalità, delle abitudini. Le riflessioni sono agili e veloci e sguizzano via assieme al corpo di Rezza, che si muove tra un pannello  e l’altro, tutti realizzati da Flavia Mastrella, coreografa irrinunciabile delle le performance dell’artista.

In questo caso i pannelli sono colorati e disposti orizzontalmente in fila, difronte al palco, creando con adeguato ritmo veloce un cambio di ambiente e di elementi che diventano parte del corpo e cornici delle espressioni del volto.

Si ride e si riflette, correndo così il rischio di lasciarsi offendere e attaccare nelle proprie inutili certezze, perché non manca mai l’irruzione di un presentissimo occhio vigile sul pubblico, pronto a rendere lo spettacolo ancora più perfomante, reale, veritiero, pungente, diretto.

Se come dice Jim Harrison non esistono verità, ma solo storie, Rezza lunedì scorso, presso il cinema Impero di Trani, ha saputo trascinare nelle sue storie quel che basta per infettarci di interrogativi esistenziali contaminati dal virus della sua verità.

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