Barletta, Unioni Civili. Arcigay Bat alle associazioni cattoliche: «Lieti di instaurare un dialogo»

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“Gentilissime associazioni cattoliche diocesane della città di Barletta,

innanzitutto siamo molto felici del fatto che il tema riguardante l’istituzione del Registro delle Unioni Civili abbia incontrato la vostra attenzione: a prescindere dalle proprie opinioni occorre prendere atto dell’esistenza di determinate problematiche e troviamo molto positivo l’allargamento del dibattito su questo tema così attuale all’interno dell’opinione pubblica.

 È stata Arcigay Bat infatti qualche mese fa, a proporre alle Commissioni consiliari del Comune di Barletta la possibilità di istituire un Registro delle Unioni Civili. Tale registro permetterebbe l’accesso ad alcuni servizi garantiti dal Comune di cui finora poteva usufruire solo una coppia sposata in difficoltà.

 Tuttavia l’attivazione di questo registro non costituirebbe un vantaggio solo per una coppia gay: possono anche accedervi un fratello e una sorella, un divorziato e la sua compagna, persino un sacerdote e la sua perpetua! Ci perdonerete l’ultimo esempio, ma crediamo che nemmeno i cattolici possano sottrarsi dal pensare a misure mirate al sostenimento dei soggetti in difficoltà, a prescindere dal vincolo affettivo. Come recita l’art.4 comma 1 della bozza del Registro, “Possono chiedere di essere iscritte al registro delle unioni civili due persone maggiorenni, dello stesso sesso o diverso, residenti o coabitanti nel Comune di Barletta”.

In secondo luogo, saremmo molto lieti di instaurare un dialogo con l’ambiente cattolico: nell’immaginario collettivo – o anche all’interno dell’opinione pubblica su scala nazionale – si tende a vedere Arcigay e Chiesa cattolica come antitetiche, ma in realtà senza la seconda la nostra associazione avrebbe avuto un’altra genesi: è stato infatti don Marco Bisceglia nel lontano 1980 a fondare un’associazione che tutelasse gli omosessuali vittime di violenza omofobica. Più di trent’anni dopo Arcigay Bat ha sede presso l’Associazione Cappuccini Onlus di Bisceglie. E l’anno scorso siamo rimasti davvero molto soddisfatti di aver potuto dialogare con l’Arcidiocesi in merito alla vicenda del musical organizzato da “L’Arca dell’Alleanza”.

 Anche all’interno di Arcigay Bat ci sono cattolici, molti di noi provengono da famiglie praticanti che nella maggior parte dei casi ci supportano, quindi sarebbe davvero impossibile per noi considerare la famiglia come una istituzione da sventrare o attaccare. Siamo così ferventi sostenitori dell’istituzione famiglia che molti vorrebbero anche crearsene una. Sappiamo che questa esigenza viene vista come un attacco alla famiglia tradizionale, ma il messaggio che vorremmo trasmettere in questa sede è che dare amore è una prerogativa di ogni essere umano.

E poi riteniamo che in uno Stato laico gli attacchi alla famiglia tradizionale siano rappresentati meglio da quei politici che si fanno rimborsare i cioccolatini, gli slip verdi, le cene effettuate nello stesso momento in due posti diversi (ci teniamo lontani dal parlare di ubiquità): de facto si tratta di ingenti somme di denaro sottratte ai bisogni della collettività.

 Ancora, non è corretto affermare che le unioni tra due persone siano disciplinate dal diritto civile tramite un adeguato “testamento”: come afferma il professor Luigi Pannarale, ordinario di Sociologia del Diritto presso l’Università degli Studi di Bari, “Già il fatto che serva un testamento ci fa capire che la disciplina legislativa non sia sufficiente”. E come ha stabilito la  Corte di Cassazione con l’importante sentenza 4184 del marzo 2012, le coppie dello stesso sesso, ai sensi della nostra Costituzione e del diritto comunitario europeo (art. 8 Cedu) hanno il “diritto alla ‘vita familiare'”, a “vivere liberamente una condizione di coppia” e, in date situazioni, a un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

 Ci pare avventato inoltre parlare di flop in merito al Registro delle Unioni Civili: viviamo in un Paese in cui si ha ancora paura del coming out, che non consiste nella rivelazione del proprio orientamento sessuale alla maniera degli attori hollywoodiani, bensì si tratta di un grande momento di condivisione con le persone che amiamo. E i diritti umani non sono una questione numerica: nessuno si sognerebbe di ignorare la tutela di una comunità di sordomuti solo perché sono pochi.

 In conclusione, confermando la nostra disponibilità a porgere chiarimenti alla collettività su quelle tematiche che potrebbero lasciare spazio a dubbi e perplessità, cogliamo l’occasione per rivolgervi un sincero e caloroso saluto”.

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