Barletta, incontro Rotary con Beppino Englaro: «Eluana non aveva il tabù della morte»

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Il caso Englaro  ha di certo scosso l’opinione pubblica,  dal mondo politico a quello religioso, sviscerando la questione sotto vari aspetti tra  favorevoli e contrari all’ interruzione della nutrizione artificiale, voluta sin dal 1999 dalla famiglia Englaro, ovvero dopo sette anni dall’incidente stradale di Eluana, ma  ottenuto  solo nel 2009  a seguito di varie  e complesse vicende giudiziarie.

“Anche di fronte allo morte l’uomo può determinare  la sua esistenza fino a quando  deciderà poi di annientarsi del tutto – ha dichiarato il Professor Francesco Bellino,  Ordinario di Bioetica  presso l’ Università degli Studi  di Bari “A. Moro”- tuttavia abbiamo anche l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute e la volontà  di ogni essere umano.  La nostra attuale cultura ci ha abituati ad essere più  vulnerabili al dolore quanto più abbiamo la capacità di curare quest’ultimo, sembra paradossale ma è la morte che condiziona e determina la nostra vita e il problema della morte risulta vitale. Siamo nell’era dell’eccessiva medicalizzazione della vita e  di fronte alla malattia bisogna porre dei limiti alla scienza, la nostra cultura non ci permette più di affrontare il tema della morte ma piuttosto questa è diventata un vero tabù”.

Eluana conosceva benissimo la situazione in cui versava – ha proseguito Beppino Englaro –  la sua morte è avvenuta nel rispetto totale della libertà e della  dignità, a differenza di quanto l’on. Quagliarella  ha dichiarato in Parlamento sostenendo piuttosto l’omicidio di Eluana; esattamente un anno prima  dal suo incidente, un  suo amico  anch’egli vittima di  un sinistro stradale, si trovò  nella stessa situazione in cui purtroppo dopo poco si sarebbe trovata mia figlia, ed Eluana con molta franchezza disse in quella tragica circostanza, che mai avrebbe voluto vivere in quelle condizioni ma che piuttosto sarebbe stato meglio morire; Eluana  infatti non aveva, il tabù della morte.”

Sicuramente c’è un gran vuoto legislativo ma non giuridico, oltre all’art. 32 abbiamo anche la Convezione di Oviedo – ha dichiarato il prof. Michele Lobuono  Ordinario di Diritto Privato presso l’ Università degli Studi di Bari “A. Moro,  analizzando la  tematica in base a quanto disposto dal Diritto Italiano –  il giudice non può opporsi di dare una risposta ad un cittadino così come è successo al  sig. Englaro, ma è suo dovere accogliere ogni tipo di interpellanza pubblica.”

Dora Dibenedetto

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